Amate e odiate, le auto ibride plug-in (o Phev) possono essere ottime company car. Questo grazie ai vantaggi fiscali, alla vasta gamma di proposte sul mercato e all’aumentata autonomia in elettrico.
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Ma come fare in modo che non si traducano in costi di carburante più alti e in un TCO aumentato? Ecco alcuni suggerimenti per il fleet manager.
ATTENZIONE ALLE MODALITÀ DI RICARICA
L’auto plug-in deve innanzi tutto essere ricaricata con frequenza (e, quindi, bisogna mettere il driver nella condizione di poterlo fare), altrimenti la batteria diventa solo un peso aggiuntivo che aumenta i costi del carburante.

Inoltre, per tenere basso il Tco, deve essere ricaricata a casa o in azienda, in modo di godere della tariffa domestica. La ricarica domestica costa circa 0,20 euro al kWh, quella pubblica ha un prezzo molto variabile (in base a fattori come velocità, operatore, orario) orientativamente fra 0,55 – 0,90 € per kWh. La differenza è impattante.
Per questo alcune aziende (anche se non è un servizio semplicissimo da garantire) danno la wallbox a casa del dipendente, cosa che consente di ricaricare l’auto più spesso ed è propedeutica al passaggio all’elettrico puro.
