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5 modi per contenere i costi delle auto aziendali ibride plug-in

5 modi per contenere i costi delle auto aziendali ibride plug-in
L'ibrido ricaricabile elimina "l'ansia da ricarica" e offre vantaggi fiscali, ma i costi di gestione possono rivelarsi molto più alti del diesel. Ecco come limitarli.

IN QUESTO ARTICOLO

Amate e odiate, le auto ibride plug-in (o Phev) possono essere ottime company car. Questo grazie ai vantaggi fiscali, alla vasta gamma di proposte sul mercato e all’aumentata autonomia in elettrico.

Approfondisci: Ibrido plug-in, ma quanto mi costi? Spese, rischi e verità

Ma come fare in modo che non si traducano in costi di carburante più alti e in un TCO aumentato? Ecco alcuni suggerimenti per il fleet manager.

ATTENZIONE ALLE MODALITÀ DI RICARICA

L’auto plug-in deve innanzi tutto essere ricaricata con frequenza (e, quindi, bisogna mettere il driver nella condizione di poterlo fare), altrimenti la batteria diventa solo un peso aggiuntivo che aumenta i costi del carburante.

Inoltre, per tenere basso il Tco, deve essere ricaricata a casa o in azienda, in modo di godere della tariffa domestica. La ricarica domestica costa circa 0,20 euro al kWh, quella pubblica ha un prezzo molto variabile (in base a fattori come velocità, operatore, orario) orientativamente fra 0,55 – 0,90 € per kWh. La differenza è impattante.

Per questo alcune aziende (anche se non è un servizio semplicissimo da garantire) danno la wallbox a casa del dipendente, cosa che consente di ricaricare l’auto più spesso ed è propedeutica al passaggio all’elettrico puro.

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