Così Trump vuole liberare l’America. Con una conferenza stampa indetta per il 2 aprile nel Rose Garden della Casa Bianca, il tycoon ha confermato il piano anticipato da giorni: arrivano il 5 aprile di dazi reciproci minimo al 10% con tutti i Paesi. All’Unione europea è toccata l’aliquota al 20%, ma c’è a chi è andata peggio.
Ed è andata peggio anche all’industria dell’automotive italiana ed europea, che dal 3 aprile dovrà vedersela con i dazi al 25% sull’importazione di auto, sia quelle già assemblate che le sulle singole componenti.
La Casa Bianca ha anche fatto sapere che se i Paesi “risponderanno con ritorsioni” al piano commerciale americano ci saranno inasprimenti delle aliquote.
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I dazi di Trump, cosa succede ora?
La Casa Bianca ha fatto sapere che i dazi al 10% entreranno in vigore dal 5 aprile, mentre quelli i 60 Paesi “worst offenders”, con aliquote maggiori, saranno dal 9 aprile.
Alle tariffe minime come detto si aggiungeranno a quelle su specifici prodotti o materie prime. Tra queste le automobili (25% in vigore dal 3 aprile), acciaio, alluminio. Per troppo tempo “ci siamo occupati degli altri, da oggi ci occupiamo solo di noi”, ha detto Trump, parlando di una “nuova età dell’oro” statunitense.
Secondo i calcoli di Peter Navarro, consigliere della White House, i dazi porteranno nelle casse federali di 600 miliardi di dollari l’anno, 6.000 miliardi nei prossimi dieci anni.
I dazi negli altri Paesi
Tra i Paesi con le aliquote più alte, ben più del 20% riservato all’Europa, e ovviamente all’Italia, ci sono: Vietnam (46%), Tailandia (36%), Taiwan (32%), Indonesia (32%), Svizzera (31%) e India (26%).
Per Israele le tariffe saranno del 17%, il Brasile resta al 10%.
Alla Russia nessun dazio
Grande assente dai Paesi tassati è la Russia: “La Russia – ha spiegato il segretario del Tesoro americano Scott Bessent – non è nell’elenco perché non abbiamo relazioni commerciali con loro”.
La risposta delle Borse
I future sui listini di Wall Street affondano. Nella notte S&P 500 ha perso 3,2%, il Nasdaq il 4,1% e il Dow Jones l’1,9%. Tra i titoli in calo Apple (-7,8% nelle contrattazioni afterhours) e Amazon, che cede il 6,07%.
La risposta di Von der Leyen
“I dazi americani sono un colpo importante per l’economia globale. Ci saranno conseguenze per milioni di consumatori nel mondo”, così la presidente Ue Ursula Von der Leyen all’annuncio. E ha aggiunto: “Siamo pronti a reagire, ma siamo pronti a negoziare [anche se la Casa Bianca ha chiarito che non ci saranno negoziati, ndr]: non è troppo tardi. Finalizzeremo il primo pacchetto di contromisure sull’acciaio e prepareremo altri contro dazi in caso di fallimento dei negoziati”.
Meloni “Dazi sbagliati. Così si indebolisce tutto l’Occidente”
“L’introduzione da parte degli Usa di dazi verso l’Unione Europea è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti”, ha invece spiegato, ad un’ora dalla fine dell’annuncio di Trump, il presidente Giorgia Meloni, per la prima volta apertamente critica dell’operato del tycoon.
Anche lei parla di margini di trattativa: “Faremo tutto quello che possiamo per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l’obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali. In ogni caso, come sempre, agiremo nell’interesse dell’Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei”.
L’addio di Musk?
Trump ai giornalisti avrebbe anche negato le voci circolate in settimana riguardo le possibili dimissioni del suo secondo, Elon Musk.
Politico aveva infatti diffuso la notizia secondo cui, nei giorni scorsi, Trump avrebbe annunciato al proprio gabinetto le imminenti dimissioni di Musk dall’esecutivo. Una mossa che, smentita, avrebbe però avuto ragion d’essere: da un lato, opinione pubblica e rappresentati minori di governo sempre più stanchi dell’imprevedibilità dell’imprenditore sudafricano; dall’altra le aziende di Musk, Tesla tra tutte, che perdono quote di mercato, vendite e valore in Borsa.
Da dove arriva il 39% di dazi che l’Europa imporrebbe agli Stati Uniti
In molti (noi per primi) si sono chiesti: ma da dove arriva quel “39%” che Trump avrebbe, gentilmente, acconsentito a dimezzare (20% di aliquota all’Unione) per fissare i propri dazi?
Se l’è chiesto anche Sander Tordoir, Chief economist at the Centre for European Reform, e ha trovato la risposta che ha sconcertato gli economisti di tutto il mondo. Quel 39% l’esecutivo di Trump se l’è inventato.
Alle tariffe doganali, che sono messe nero su bianco e variano da prodotto a prodotto, infatti sarebbero state, secondo quanto spiegato dai portavoce della Casa Bianca, sommate le tariffe non-monetarie di ogni singolo Paese. Ovvero tutti quei costi che un’azienda deve sostenere per poter importare, a norma di legge, un prodotto in quel dato Paese: si va dal packaging (che ad esempio in Europa riduce il single use o la plastica), all’etichettatura (si pensi ai prodotti vitivinicoli che devono riportare gradazione alcolica, riferimento del produttore, la presenza di sofliti, ecc), norme sanitarie di confezionamento, escludere alcune sostanze vietate, ecc. Insomma, una cifra praticamente impossibile da calcolare in modo univoco e certo per tutti i prodotti esportati verso ogni singolo Paese.
E qui arriva Tordoir: il Tesoro americano si è limitato a calcolare il differenziale degli scambi reciproci (nel nostro caso import europeo-export verso la Ue) e a dividerlo per l’export verso la Ue. Et voilà, il 39%. Sotto trovate la tabella, pubblicata dal giornalista di Politico Hans von der Burchard su X.
Kush Desai, White House Deputy Press Secretary di Trump, ha risposto – a sua volta con un post X, lo riportiamo sotto – per spiegare che “no, abbiamo calcolato i dazi imposti da ogni singolo Paese, ecco come”. Desai ha quindi spiegato passaggio per passaggio la complicata formula matematica utilizzata che, una volta “tradotta” nella lingua dei non economisti, conferma esattamente quanto spiegato da Tordoir e von der Burchard.
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