Sono stati oltre 380 i fleet e mobility manager presenti a Roma per l’undicesima edizione del Fleet Motor Day, l’evento organizzato da Sumo Lab in collaborazione con l’Osservatorio Top Thousand e il patrocinio di Aniasa e Unrae. Una due giorni che offre ai gestori delle flotte aziendali l’occasione di entrare in contatto con case auto, società di noleggio e aziende della filiera – e anche di divertirsi in pista (sono stati 1.220 i test drive effettuati all’autodromo di Vallelunga).
Tra workshop di approfondimento, prove tecniche, contatti business e dell’immancabile networking, abbiamo chiesto ad alcuni Fleet Manager di commentare assieme i grandi cambiamenti in atto. Cosa sta succedendo nel mondo della mobilità aziendale? Ci hanno risposto Ricciardo Muradore di Beiersdorf, Silvio Fornera di Sammontana, Cristian Espertini di Gi Group e Patrick Vella di Estée Lauder.
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La nuova fiscalità
Il primo tema trattato assieme ai nostri fleet manager non poteva che essere quello della fiscalità dell’auto aziendale e dei suoi nuovi, più stringenti, dettami. Le nuove regole, e su questo i nostri manager concordano all’unanimità, hanno avuto un grande impatto sulle strategie aziendali. C’è chi, come Beiersdorf ha agito tempestivamente: “siamo passati a sole plug-in e, per chi lo richiede, full electric” afferma Ricciardo Muradore.
C’è chi, invece, ha scelto di attendere. “La nostra attività è in stallo. – sono le parole di Patrick Vella – Viviamo in un clima di instabilità e restiamo indecisi sul da farsi”. Grande confusione anche in Gi Group dove, racconta Cristian Espertini, “da mesi siamo sommersi da parte di dubbi e richieste da parte dei driver”. Forse, quel che è stato sbagliato, commenta Silvio Fornera, sono “le modalità e le tempistiche di comunicazione delle nuove norme”.
Le città sempre più car free
Tra Ztl, limiti alla circolazione e zone 30 sembra che le città italiane siano sempre più avverse all’automotive, “che siano termiche o anche elettriche” precisa Fornera, che spera in un maggior dialogo tra comuni e aziende. Nessun problema per Gi Group, il cui PSCL, spiega Espertini “prevede un 80% di utilizzo dei mezzi pubblici in tutte le grandi città”. D’altronde, così come commenta Vella, più che di norme imposte dall’alto, “si tratta di un cambiamento culturale. Le nuove generazioni si muovono in modo diverso e la regolamentazione segue questo cambiamento”.
La transizione energetica
Tra i privati le auto elettriche arrancano, anzi, stando ai più recenti dati di mercato, hanno subito un brusco calo nelle vendite. E in azienda? Per il manager Estée Lauder “quel che succede nel privato accade anche nelle flotte. C’è scetticismo verso l’elettrico puro. Non è un problema di colonnine, è un problema di cultura”. Un certo pregiudizio verso gli EV è riscontrato anche dal rappresentante Sammontana e proprio per questo “le aziende dovrebbero agire da apripista e aiutare a sconfiggere i luoghi comuni sui nuovi mezzi”.
Forse, ipotizza il fleet mananger Beiersdorf è anche una questione di infrastrutture, “se i driver non si fidano dell’elettrico è soprattutto a causa delle carenza di colonnine al di fuori delle autostrade e delle grandi città”. Speranzoso è, infine, il manager Gi Group i cui driver che, “con un po’ di coraggio”, hanno scelto una full electric sono più che soddisfatti della propria scelta.
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