Dopo la presentazione al recente The Urban Mobility Council 2024 di cui abbiamo parlato qui si è scatenata la polemica sulle città a 30 km/h perché, secondo quanto dice la ricerca del MIT Senseable City Lab realizzata grazie ai dati Unipol Tech, raccolti grazie anche a un algoritmo brevettato di cui ci parla la direttrice generale della società Tech del gruppo Unipol Paola Carrea da noi intervistata nel video qui sotto. “In generale la riduzione della velocità a 30 km/h porta ad un aumento delle emissioni di monossido di carbonio (CO), anidride carbonica (CO2), ossidi di azoto (NOx) e particolato (PM), soprattutto nelle ore più trafficate del giorno“, per citare le parole esatte della ricerca guidata dal professor Carlo Ratti.
Più sicurezza ma anche più smog nelle città a 30 km/H?
La parte riguardante le emissioni prosegue così: “Questo aumento è attribuibile principalmente ai parametri di progettazione dei motori termici, che sono progettati per avere la migliore efficienza di consumo intorno ai 70-80 km/h. Nel caso di applicazione del limite di velocità a 30 km/h nell’intero territorio del Comune di Milano, le emissioni di CO2 sono previste aumentare del 1,5%, mentre quelle di PM – particolarmente nocivi per la salute umana – del 2,7%“.
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Per la stima delle emissioni la ricerca ha utilizzato il modello Copert, modello ufficiale della Unione Europea che permette di stimare le emissioni prodotte su una strada in funzione di: tipologia dei veicoli transitanti, velocità e volume medio del traffico. I dati forniti da Unipol sono stati utilizzati per stimare velocità media e volume del traffico, mentre la tipologia di veicoli transitanti è stata ottenuta da dati ufficiali della Motorizzazione Civile tenendo conto anche delle restrizioni all’accesso di alcune aree della città di Milano in base allo standard di emissioni (Euro 0, Euro 1, etc.) del veicolo.
Ma, una volta scoppiata la polemica è intervenuto lo stesso Carlo Ratti che, in una intervista a La Repubblica, ha specificato: “L’interpretazione corretta dei dati è: l’incremento delle emissioni inquinanti e climalteranti è insignificante, inferiore all’1% nello scenario medio tra quelli simulati. E non tiene conto degli effetti di medio periodo: le emissioni, via via che diminuisce l’uso delle automobili (sappiamo che una città più sicura riduce i veicoli sulle strade e aumenta la mobilità dolce), al contrario scenderanno. I tempi di percorrenza, poi, sono praticamente costanti, dato che aumentano in maniera irrisoria anche nello scenario più drastico. La verità è che non c’è nulla di negativo nelle zone 30 km/h e ci sono anzi molti aspetti positivi”.
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L’importanza dei flussi scorrevoli
Tutto ciò ci fa dire, come riportato da più ricerche e come ho scritto anch’io più volte, che i flussi di traffico scorrevoli sono molto più importanti – o ancora più importanti – rispetto ad altre iniziative. Anche di limitazione di alcune motorizzazioni. Anche perché, secondo un recente documento di Arpa Lombardia presentato al Comune di Milano, nel capoluogo lombardo, riportiamo le parole dallo studio “le emissioni di particolato da usura di freni, pneumatici e asfalto superano quelle del tubo di scappamento“.
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Quindi, molto semplicemente, per migliorare il traffico, l’aria e, quindi, la vita dei cittadini, bisognerebbe sciogliere, per quanto possibile, i nodi sulle strade cittadine (alcuni esempi milanesi? Piazza Napoli, Piazza Piemonte, Porta Ticinese…). Anche se certamente tatticamente alcune strade a 30 km/h – anche perché oggi la media della velocità sulle strade italiane è di 28 km/h – sono sacrosante per la sicurezza di pedoni, ciclisti e utilizzatori così detti deboli della strada.
Come racconta anche lo studio del Mit, che dice come “il limite di velocità è solo uno degli elementi che influenza la velocità di guida, ed altri elementi della strada e dell’ambiente circostante (presenza di pista ciclabile, marciapiede, larghezza della corsia, presenza di alberi, etc.) potrebbero avere un effetto anche maggiore sul comportamento del guidatore“.
E come vorrebbe fare il Sindaco Giuseppe Sala, che, sempre durante il The Urban Mobility Council ha detto: “non vogliamo tutta la città a 30 all’ora, anche se la velocità media ad oggi è di 28 km/h, ma non vogliamo stare fermi. E quindi in autunno metteremo il limite a 30 nelle strade dove vi sono scuole. Un’occasione per ripensare quelle strade. Non metteremo solo un cartello e basta”. E prosegue attaccando le nuove regole volute dal Ministero dei trasporti che “non permettono i controlli in città in strade sotto i 50 km/h: non vogliamo riempire le città di autovelox me dove c’ è stata incidentalità lo vorremmo fare”.
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