Le diverse modalità di spostamento sono influenzate dal nostro genere. È questo, in pratica, ciò che si intende con il termine gender mobility, tra i temi che saranno affrontati al Pink Motor Day. La mobilità del futuro non potrà dirsi sostenibile se non sarà anche inclusiva, ideata per soddisfare le esigenze della popolazione intera, abbracciando punti di vista differenti, compreso quello femminile.
Un esempio? Partendo dallo stesso indirizzo e percorrendo una pari distanza, il mio collega impiegherà meno tempo di me a raggiungere la sua meta. Lui guida l’automobile di famiglia, io mi muovo con i mezzi pubblici. Quando la sua auto è in officina, la sera dopo il lavoro il mio collega taglia attraverso il parco per raggiungere la metro. Io il parco lo circumnavigo, percorrendo la strada più lunga, ma meglio illuminata e più frequentata.
GENDER MOBILITY E DIFFERENZE DI GENERE
Uomini e donne viaggiano in modo parecchio diverso. Non luoghi comuni, ma (seppur prevedibili) verità ufficialmente registrate dall’European Mobility Atlas 2021 e confermate dal green paper “Gender (and smart) Mobility” diffuso da Ramboll Smart Mobility a marzo 2021 che, monitorando la mobilità individuale di sette diversi paesi ha riscontrato che, in media:
- le donne si spostano a piedi più degli uomini
- le donne utilizzano i mezzi pubblici più degli uomini
- gli uomini guidano più delle donne
- le donne siedono più spesso nel posto dei passeggeri
- gli uomini utilizzano più spesso bici e moto
- gli uomini utilizzano i nuovi mezzi di micromobilità in maggior misura
A MISURA D’UOMO
Uomini e donne hanno esigenze di mobilità differenti, ma i mezzi di trasporto sono programmati per soddisfare un solo punto di vista. Basti pensare che i crash test automobilistici vengono effettuati quasi sempre con manichini dalle fattezze maschili.

Così come maggiormente adatti alla fisicità degli uomini sono i nuovi mezzi di micromobilità in sharing: dalle alte e-bike ai pesanti monopattini elettrici. Mezzi che in ogni caso, a differenza degli uomini, le donne si sentirebbero più sicure ad utilizzare in corsie dedicate, lontane dalle automobili. Non sembrano tenerne conto i Comuni, cui basta una striscia disegnata sull’asfalto per annunciare una nuova ciclabile.
I mezzi pubblici, d’altro canto, non sembrano essere pensati per chi trasporta passeggini, bambini, spese e carrozzine (questione ancora più gravosa per i cittadini disabili). E c’è, infine, la questione sicurezza. Molto spesso le donne si vedono costrette a cambiare linea o saltare una fermata perché considerate poco sicure. Basterebbe una videosorveglianza attenta, maggiore illuminazione alle banchine. Basterebbe poco, ma non ci si pensa.
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PERCHÉ LE DONNE NON DECIDONO
Il punto di vista femminile è assente perché il gender bias nei processi decisionali è ancora alto e le donne che lavorano nel settore dei trasporti non superano il 22% (fonte: Ue), percentuale che si abbassa ulteriormente restringendo il campo ai tavoli del potere. Mancano anche i dati relativi alla mobilità femminile, non si raccolgono perché non lo si è mai fatto, il concetto stesso di gender mobility non esisteva fino a pochi anni fa.
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VERSO LA SOSTENIBILITÀ
“Se si continuano a ignorare i bisogni femminili l’effetto è che le donne continueranno a non usare le nuove forme di mobilità e si baseranno ancora sui vecchi mezzi inquinanti, che è quello che non vogliamo” ha affermato Sheila Watson, vicedirettrice della Fia Foundation in occasione del Cop26.
Sostenibilità è un concetto ampio, significa a basso impatto ambientale, ma anche accessibile, a tutti, donne comprese.

Colgono bene il punto le parole di Janet Sanz, vicesindaca di Barcellona: “La democratizzazione dello spazio pubblico va a braccetto con la lotta ai cambiamenti climatici. Un cambio di prospettiva è essenziale perché donne, bambini, anziani contribuiscano a creare un nuovo modello urbano che renda le nostre città vivibili di fronte all’emergenza climatica e alle disuguaglianze sociali. Le città devono cambiare per combattere queste emergenze e serve iniziare a pensare le città dalla prospettiva delle persone, tutte, e non esclusivamente da quella maschile e delle auto”.
L’inclusività di genere non può essere ignorata nella costruzione di un nuovo sistema di mobilità universale a zero emissioni.
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