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I dazi europei contro le auto cinesi servono davvero?

I dazi europei contro le auto cinesi servono davvero?
L'UE dovrebbe imporre nuovi dazi contro le auto cinesi, in una mossa che però scontenta in primis i produttori tedeschi e che rischia di venire oscurata dal neo-protezionismo statunitense. Ovvero, rischia di essere un nulla di fatto

IN QUESTO ARTICOLO

La battaglia contro la Cina annunciata da Ursula Von Der Leyen lo scorso settembre si è concretizzata. Nel senso che l’indagine sul presunto dumping di Stato è reale, secondo le autorità europee coinvolte, e ha dato origine ai dazi sulle auto elettriche importate dalla Cina.

Ma se di facciata questa mossa sembra volta ad assecondare le richieste di alcuni produttori europei, in particolare Stellantis, in realtà agli occhi di molti sembra più una mossa arrivata in ritardo, controproducente, criticata al contempo da altri produttori europei, quelli tedeschi, che hanno molti interessi in Cina. E c’è chi addirittura la vede solo come scelta dell’attuale Commissione di Bruxelles per essere riconfermata in vista delle imminenti elezioni europee.

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UNA DECISIONE CHE PENALIZZA GLI EUROPEI

La prima notizia dell’arrivo dei dazi sulle auto prodotte in Cina risale a marzo 2024, quando fu pubblicato in gazzetta ufficiale il testo con la prima conclusione delle indagini, che appunto confermava l’esistenza di ingenti sovvenzioni da parte dello Stato cinese. I dazi sono confermati intorno a luglio, anche se ancora non è chiaro quanto sarà la percentuale. Sappiamo solo che seguiranno le restrizioni imposte dalla WTO, World Trade Organization, e possiamo ipotizzare intorno al 25%. 

Il nuovo dazio andrebbe unirsi alle tasse già presenti, e che comportano prezzi notevolmente più alti in Europa, rispetto alla Cina, per le stesse auto. Ma la mossa è stata criticata su più fronti, in particolare dalla Germania. E questo perché andrebbe, a ragione, a penalizzare non solo i produttori cinesi – che nel frattempo si stanno mobilitando per produrre in Europa – ma proprio quelli europei.

cina-auto-elettrica

Andando ad analizzare il mercato, producono in Cina i seguenti marchi europei:

  • BMW
  • MINI (prodotta grazie alla nuova partnership con Great Wall Motors);
  • Cupra (la nuova Tavascan è prodotta in Cina);
  • Dacia (Spring);
  • Lotus;
  • Mercedes;
  • Polestar;
  • Smart;
  • Volkswagen;
  • Volvo (EX30, EM90);

Tolte Volvo, Polestar e Lotus, che sono parte del colosso cinese Geely, è evidente come eccetto Dacia-Renault, i player coinvolti sono quelli tedeschi. E del resto fin da subito la Germania si era opposta all’indagine, e si sta opponendo tutt’ora alle mosse di Ursula Von Der Leyen.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha sottolineato che almeno la metà delle importazioni di auto elettriche dalla Cina verso l’Europa sono di marchi occidentali prodotti localmente. “Non dobbiamo dimenticare: i produttori europei, e anche alcuni americani, sono di successo nel mercato cinese e vendono anche molti veicoli prodotti in Europa alla Cina“, ha detto Scholz in un dichiarato rilasciato a Politico a Stoccolma.

Ben più contente sono Roma e Parigi, da cui questa indagine è in primis partita, secondo cui non ha senso spaventarsi per l’indagine e per i dazi. Con una frecciatina agli USA, da alcuni funzionari UE francesi hanno dichiarato di non voler rendere in accessibili le auto cinesi ai consumatori europei, ma “adeguarne i prezzi”.

E del resto anche la stessa Von Der Leyen rimane sulle sue posizioni. Al programma Che Tempo Che Fa, su Nove, ha sottolineato l’importanza del libero mercato, ma di non poter accettare quello “che noi chiamiamo dumping di Stato“, ovvero giocare scorrettamente.

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LE REAZIONI DEI PRODUTTORI TEDESCHI

I massimi dirigenti di BMW e Volkswagen hanno lanciato un avvertimento contro l’imposizione di dazi sulle importazioni di veicoli elettrici (EV) dai produttori cinesi, sostenendo che tale misura potrebbe compromettere il Green Deal dell’Unione Europea e danneggiare le case automobilistiche che importano auto dalla Cina, rallentando cioè la vendita delle auto elettriche già fortemente provata in questi prima metà del 2024.

“Potremmo rapidamente colpirci da soli“, ha dichiarato Oliver Zipse, CEO di BMW. Come i suoi rivali tedeschi Volkswagen e Mercedes-Benz, BMW dipende fortemente dai ricavi del mercato cinese. La Cina rappresenta il secondo mercato più grande per BMW dopo l’Europa, con quasi il 32% delle vendite nel primo trimestre; e anche per Volkswagen la Cina è un mercato fondamentale, dove ha regnato per anni e sta cercando di recuperare terreno. 

bmw i5 touring prezzi

Zipse ha evidenziato che BMW e altri produttori automobilistici hanno “dipendenze bilaterali non solo sul prodotto finale, ma anche sui componenti e sulle materie prime.” Imporre dazi potrebbe avere effetti negativi, poiché i nuovi standard europei sulle emissioni di CO2, che richiederanno un maggior numero di veicoli elettrici, dipendenti dai materiali delle batterie cinesi, entreranno in vigore l’anno prossimo.

“Non ci sarà nessuna auto nell’UE senza componenti dalla Cina,”  e “Non puà esserci un Green Deal senza risorse dalla Cina” ha detto Zipse. Ha aggiunto che l’imposizione di dazi annullerebbe il piano industriale dell’UE per garantire che il blocco sia un leader nella riduzione delle emissioni di carbonio e nello sviluppo della tecnologia necessaria per farlo. Anche Thomas Scheafer, CEO della marca Volkswagen, ha parlato di ritorsioni con il Financial Times.

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GLI USA NON AIUTANO

Da una parte la battaglia commerciale in Oriente, dall’altra il nuovo protezionismo americano. Si, perché l’amministrazione Biden ha deciso di mettere in ombra la ben più blanda politica europea, aumentando i dazi contro le auto cinesi dal 25 al 100%, ovvero duplicando il loro prezzo finale.

L’esperta di relazioni UE-Cina, Francesca Ghiretti, ha affermato che l’azione audace di Biden è destinata a “offuscare” qualsiasi decisione prenda l’UE . Anche se i timori che Washington possa in futuro prendere di mira le esportazioni dell’UE sono giustificati, i produttori cinesi stanno già costruendo fabbriche in Ungheria e in Messico per evitare i dazi “Made in China”. E di fatto annullando i dazi, e di nuovo con il rischio di penalizzare gli europei stessi.

Non solo: i dazi statunitensi spaventano una parte dell’opinione pubblica europea, perché la chiusura definitiva degli statunitensi potrebbe secondo molti spingere i cinesi a concentrarsi definitivamente sul “succulento mercato europeo”, aumentando la produzione locale, aggirando quindi i dazi e tornando quindi punto e a capo.

Anche perché, a rendere ancor più interessante il tutto, c’è la “fuga” di alcuni marchi automobilistici cinesi da un mercato ipersaturo di aziende auto che nascono letteralmente ogni giorno. Ad esempio Aiways, cinese ma con forti basi in Germania (di nuovo), ha di recente annunciato di lasciare il mercato cinese, dove non vende, per concentrarsi su quello europeo. E quindi di fatto diventando un produttore europeo, tranne per ora per la produzione.

Resta insomma che la mossa europea sembra più un tentativo di compromesso tra Francia e Germania, e cioè tra Stellantis e i produttori tedeschi. Per quanto a luglio sapremo definitivamente quali saranno questi dazi, il rischio è che davvero sembri solo una mossa da campagna elettorale, che subisca addirittura un brusco arresto dopo le elezioni del 9 giugno 2024.

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