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In Italia ci sono 18,8 milioni di veicoli connessi, il 40% del parco circolante

In Italia ci sono 18,8 milioni di veicoli connessi, il 40% del parco circolante
I dati dell’Osservatorio Connected Vehicle del Politecnico di Milano raccontano l’aumento dei veicoli connessi in Italia e la scelta delle aziende di investire in telematica e innovazione digitale. Il 54% degli italiani sarebbe interessato a utilizzare un'auto a guida autonoma. Il 61% dei comuni ha avviato progetti di Smart Mobility.

IN QUESTO ARTICOLO

 Nel 2025 il mercato Connected Vehicle & Mobility raggiunge un valore di 3,7 miliardi di euro (+14%), trainato dalla diffusione di veicoli connessi, dallo sviluppo delle Smart Road e dall’evoluzione dei servizi di mobilità intelligente.

Lo evidenzia la ricerca dell’Osservatorio Connected Vehicle del Politecnico di Milano.

I DATI SUI VEICOLI CONNESSI

Le auto connesse in circolazione sul territorio italiano sono ormai 18,8 milioni, oltre il 40% del parco auto nazionale. Il 48% degli italiani ne possiede una e, tra questi, il 91% utilizza regolarmente le funzionalità smart disponibili.

Il mercato Connected Vehicle in Italia cresce di quasi 500 milioni di euro (+14%), arrivando a sfiorare i 3,7 miliardi di euro, e include:

  • il segmento delle auto connesse (1,76 miliardi di euro, +6%)
  • i sistemi ADAS integrati nelle nuove vetture come la frenata automatica di emergenza o il mantenimento di corsia (1,52 miliardi di euro, +27%)
  • i veicoli commerciali e industriali connessi (400 milioni di euro, +11%)

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In termini di diffusione, si registrano 6,5 milioni di auto nativamente connesse tramite SIM (+16% vs 2024), 1,7 milioni di veicoli commerciali e industriali connessi (+8%) e 10,6 milioni di box GPS/GPRS per la localizzazione e la registrazione dei parametri di guida con finalità assicurative (+1%).

VEICOLI DEFINITI DAL SOFTWARE: L’INIZIO DI UNA TRASFORMAZIONE

La crescita è comune ai principali Paesi occidentali, con aumenti che spaziano dal +15% al +20%.

Il paradigma del Software-Defined Vehicle si sta affermando come il principale riferimento strategico del settore.

“In prospettiva, la sfida per gli operatori non sarà soltanto nella capacità di ampliare il portafoglio di funzionalità disponibili, ma nel saper costruire piattaforme software integrate e comunicare al cliente finale il valore dei servizi digitali. A questa traiettoria si affianca anche il ruolo crescente dell’Intelligenza Artificiale, considerata da oltre l’85% degli OEM una componente ormai centrale del software, soprattutto nelle applicazioni legate ad ADAS, cybersecurity e personalizzazione dell’esperienza a bordo”
Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility

A livello globale:

  • Il 92% delle organizzazioni automotive ritiene che l’intera filiera dovrà evolvere verso un modello “software-based”
  • L’81% considera prodotti e servizi software-defined destinati a diventare una componente centrale della propria offerta

Nonostante queste aspettative, la trasformazione è ancora in una fase iniziale. Solo il 14% delle aziende ha raggiunto una piena industrializzazione delle componenti software e, a livello globale, prodotti e servizi software-defined generano oggi appena il 13% dei ricavi degli OEM.

Anche in Italia il fenomeno è ancora limitato: a fine 2025, il fatturato derivante da prodotti e servizi basati su software ha raggiunto i 180 milioni di euro, pari al 5% del totale, pur registrando una crescita del +22% rispetto all’anno precedente.

SMART ROAD

Il 61% dei comuni italiani ha avviato progetti di Smart Mobility nell’ultimo triennio. Le applicazioni e i progetti di Smart Road (240 milioni di euro, +17%) sono spinte dai bandi pubblici (specialmente il PNRR) per la gestione da remoto e in tempo reale delle infrastrutture stradali e per l’ottimizzazione delle attività di manutenzione.

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Nel 2025 molte delle principali progettualità italiane hanno raggiunto un elevato livello di maturità tecnologica, grazie all’introduzione di infrastrutture connesse, sensoristica IoT e piattaforme di monitoraggio avanzato.

Lo sviluppo delle Smart Road in Italia resta però ancora frammentato: complessità burocratiche e lunghi tempi autorizzativi rallentano la diffusione dei progetti.

GUIDA AUTONOMA

Oggi ben il 54% degli italiani vorrebbe utilizzare un’auto a guida autonoma, che rappresenta una leva strategica per la mobilità del futuro, con un potenziale di benefici sociali per il Paese fino a 6,1 miliardi di euro.

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Restano tuttavia le preoccupazioni legate alla perdita di controllo del veicolo, alla fiducia nella tecnologia e ai possibili rischi informatici, elementi che continueranno a influenzare il ritmo di adozione delle nuove soluzioni di mobilità.

In prospettiva, Robotaxi e Robosharing potrebbero ridurre fino al 90% i feriti nei servizi di mobilità e portare a 900.000 auto in meno nelle città entro il 2050.

“Il 2026 si sta rivelando un anno spartiacque per la guida autonoma, denso di segnali concreti: lanci commerciali, approvazioni normative attese da anni, investimenti record e una corsa tecnologica che si fa ogni mese più serrata. La domanda non è più se i veicoli autonomi cambieranno la mobilità urbana, ma con quale modello di business, dove e con quale velocità”.
Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility

LE FLOTTE

Fleet Management sta attraversando una trasformazione strutturale su più fronti.

Il processo di elettrificazione è già molto avanzato: l’89% delle imprese ha introdotto veicoli elettrici o plug-in e il 73% prevede di ampliarli ulteriormente entro il prossimo anno.

La quota di veicoli pienamente connessi è del 27%, ma le funzionalità smart stanno già ridefinendo l’esperienza di guida e gestione: i sistemi ADAS (61%) e l’Infotainment (57%) dominano le dotazioni attuali, seguiti da soluzioni per la gestione di guasti e manutenzione (39%), e navigazione real-time (39%).

La scelta di investire in veicoli connessi è guidata da priorità strategiche chiare:

  1. la sicurezza dei dipendenti (45%)
  2.  l’ottimizzazione dei consumi (45%)
  3. l’attivazione di nuovi servizi di manutenzione predittiva (36%)

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Per i prossimi cinque anni, le priorità di investimento dei fleet manager si concentreranno su un equilibrio tra rinnovo delle flotte e innovazione digitale: acquisto di nuove tipologie di veicoli (34%), sviluppo di servizi IT (33%) e potenziamento della telematica (24%).

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