A Venaria Realenel corso dell’inaugurazione del primo showroom Denza per il Nord-Ovest d’Italia – nato dalla collaborazione tra il brand premium di BYD e ForZa, concessionaria del gruppo Intergea guidato da Alberto Di Tanno, attiva dal 1993 su Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta – Alfredo Altavilla, Special Advisor per il mercato europeo di BYD, ha fatto il punto sulla crescita del gruppo in Italia e in Europa, tra completamento della gamma prodotto, strategia industriale e sviluppo dei canali flotte.
Interpellato sul futuro del mercato cinese dell’auto, Altavilla non usa mezzi termini: tra i circa 110 marchi attualmente attivi, prevede un consolidamento sicuramente brutale, tanto che “fra due o tre anni ne rimarranno molto pochi” (come avevamo anticipato anche noi in questo approfondimento). Alla domanda su un possibile arrivo in Europa anche dell’usato cinese, dopo la nascita in Cina di piattaforme dedicate alla vendita di veicoli usati, la risposta è netta: “questa è una cosa che non ci riguarda, non porteremo vetture usate dalla Cina. Le nostre vetture per l’Europa sono diverse da quelle che vendiamo in Cina, quindi non vogliamo mischiare le due cose”.
I piani di BYD per l’Europa? Li conosceremo a breve
Sul fronte prodotto, Altavilla parte con sicurezza: “puntiamo in alto anche perché sia sul marchio BYD che su Denza stiamo completando una gamma prodotto che ormai è già molto ricca, e quindi oggettivamente, avendo portato tutte queste automobili, adesso ci aspettiamo che anche i risultati commerciali seguano in maniera conseguente”.
Su Denza, in particolare, parla di “una scommessa importante, perché non è facile lanciare un marchio premium”, ma rivendica per il brand “prodotti con una tecnologia che in questo momento è effettivamente differenziante rispetto a tutti gli altri marchi premium”.
Guardando alla produzione europea, il manager conferma che l’obiettivo è “decidere, già negli ultimi mesi di quest’anno, la localizzazione del secondo stabilimento, dopo quello in Ungheria che sta partendo adesso”, specificando che si tratta di un investimento di lungo termine subordinato al contesto normativo: “Speriamo che la politica ci aiuti o quantomeno che non ci mette i bastoni fra le ruote”.
Un tema, quello delle regole europee, su cui Altavilla è stato esplicito anche parlando con Fleet Magazine a margine dell’evento, definendo la seconda versione dell’Industrial Accelerator Act se possibile peggiore: “noi semplicemente chiediamo la certezza delle regole, che oggi non c’è”. Per individuare i siti dei nuovi impianti, ha aggiunto, l’azienda è costretta a privilegiare strutture già esistenti, i cosiddetti Brownfield, perché l’Act ha un orizzonte a tre anni: l’obiettivo dichiarato resta comunque quello di arrivare a tre stabilimenti di assemblaggio, oltre a uno dedicato alle batterie.
Sulla strategia di prodotto, Altavilla difende l’impianto multi-energia del gruppo, con una tecnologia che consente “un’educazione del cliente all’elettrico prima di saltare al completamente elettrico”. È proprio questo approccio, spiega, a spiegare il successo registrato in molti Paesi europei, grazie alla capacità di offrire al cliente quello di cui può aver bisogno anche senza saltare già alla motorizzazione completamente elettrica.
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Le flotte aziendali? Uno dei principali canali distributivi
Diverso il discorso sulle flotte, dove la transizione elettrica è già più matura. Per Altavilla il canale “conta enormemente, perché ormai è diventato uno dei canali principali di vendita”, un peso che l’Industrial Accelerator Act, sostiene, perché farà diventare ancora più importante come canale distributivo. Da qui la scelta di seguirlo con una struttura dedicata proprio alle flotte, sia in collaborazione con le grandi società di noleggio a lungo termine e di leasing, sia con le flotte corporate.
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