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L’incerto destino dei lavoratori Stellantis: più di 1000 licenziamenti

L’incerto destino dei lavoratori Stellantis: più di 1000 licenziamenti
Stellantis punta a una riduzione dell’organico in Italia e si parla di un totale di oltre 7000 licenziamenti

IN QUESTO ARTICOLO

Nel 2023, Stellantis firmò un accordo – il terzo dalla nascita del colosso – con i sindacati riguardanti gli esuberi e la strategia per attuare una netta riduzione dell’organico del gruppo in Italia. Al tempo si parlò di circa 7mila addetti mandati a casa. Cifra che, secondo i sindacati, sarebbe già stata raggiunta a gennaio 2024. Ma l’azienda automotive non sembra intenzionata a fermarsi…

 

La situazione dei lavoratori Stellantis

Il numero uno di Stellantis Carlo Tavares, pur accusando il governo di scarsa collaborazione, ha più volte ribadito l’intenzione di aumentare la quota di produzione in Italia. Ma, a questo punto, sembra che tale presunto aumento di produzione non significhi nuovi posti di lavoro ma che, al contrario, porterà a uno svuotamento delle fabbriche (di cui comunque alcune già in vendita) dai suoi operari.

Martedì 26 marzo, come regalo per una felice Pasqua, i dipendenti con sede nell’ex capitale dell’auto Torino si sono trovati l’annuncia di oltre 1.500 licenziamenti imminenti – 300 solo nello stabilimento di Mirafiori. A questi sono da aggiungersi gli 850 esuberi di Cassino (dove non c’è ancora accordo con i sindacati) e un altro centinaio nella fabbrica di motori di Pratola Serra, in provincia di Avellino, Campania. Ancora, nei giorni successivi Stellantis ha licenziato ulteriori 1000 dipendenti tra quelli assunti a Melfi, Pomigliano d’Arco e Termoli, tra operai e impiegati.

Leggi Anche: Dove sta andando Fiat? L’Italia sempre meno rilevante per Stellantis

Licenziamenti in cambio di un benefit economico

È una storia che va avanti da tempo. Dalla nascita nel 2021, Stellantis ha ridotto il proprio organico in Italia di circa 12.000 unità. Lo ha fatto usufruendo anche della cassa integrazione volontaria, arrivata mentre la produzione locale diminuiva, molta veniva spostata all’estero e i pensionati non venivano sostituiti da nuova forza lavoro.

Ai dipendenti torinesi, nel corso del 2023, l’ex FCA offrì un incentivo economico, tre mesi di stipendio e un’indennità di mercato in cambio delle dimissioni. Nessun licenziamento unilaterale, dunque, ma solo uscite volontarie incentivate. Accolte da 733 colletti bianchi agli Enti centrali; 40 tra tecnici e ingegneri del Centro ricerche Fiat; 22 addetti della Mopar ricambi; 10 impiegati della pista Balocco e 20 addetti alla sicurezza.

Tutto concordato, così come i prepensionamenti in fabbrica, che tuttavia sembravano conclusi a inizio del nuovo anno. Stupisce invece l’annuncio di ulteriori 300 esuberi alle carrozzerie, 89 alle meccaniche e 40 alle presse. La domanda è, quando terminerà la fuoriuscita di forza lavoro?

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