L’Iran non esporta solo petrolio, pistacchi e tappeti, ma è il secondo produttore di automobili del Medio Oriente, subito dopo la Turchia, e circa quindicesimo a livello mondiale.
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La produzione di auto in Iran è aumentata a 1.323.066 unità nel 2025 rispetto alle 1.131.906 unità nel 2024. Per fare un confronto con l’Europa: la produzione francese ha toccato minimi storici negli ultimi anni, scendendo per la prima volta sotto il milione di unità nel 2024. E non parliamo neanche della produzione italiana, in calo di quasi il 20% nel 2025.
L’INDUSTRIA AUTOMOTIVE IN IRAN
Nonostante le sanzioni che da anni colpiscono il Paese, l’Iran è uno dei principali produttori asiatici di automobili.

Iran Khodro (IKCO), fondata nel 1962, è il principale produttore automobilistico dell’Iran e dell’intera regione del Medio Oriente. Segue Saipa (Société Anonyme Iranienne de Production Automobile). Il settore automotive vale il 10% del Pil e raggruppa 1200 aziende incluso l’aftermarket.
La produzione è rivolta soprattutto al mercato interno (una popolazione giovane e in crescita di circa 85 milioni di persone), ma c’è anche parecchio export di veicoli e componentistica. Le esportazioni riguardano soprattutto l‘area mediorientale e altri mercati emergenti.

La produzione in Iran spesso si basa sulla produzione locale di veicoli stranieri, con una storica presenza di marchi francesi e, più recentemente, cinesi.
COSA SUCCEDE CON LA GUERRA
Con la guerra si prevede un crollo della produzione auto, non tanto dovuto ad attacchi diretti (la maggior parte degli stabilimenti delle due principali case automobilistiche Iran Khodro e Saipa si trovano in aree industriali di città diverse dagli stabilimenti dell’industria bellica) ma per il calo della domanda interna e la mancanza di componenti.
Non ci sono conseguenze dirette per l’Europa, dove le auto iraniane non vengono esportate. A preoccupare è l’effetto domino che la crisi e l’instabilità nell’area provocano sull’economia del continente. Molte fabbriche in Europa dipendono da materie prime o semilavorati che transitano per le rotte mediorientali. Un blocco logistico prolungato causa ritardi nelle catene di montaggio europee, simili a quelli visti durante la pandemia.
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