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Nei primi 9 mesi dell’anno il mercato auto europeo cresce del 6,3% (ma resta indietro rispetto al pre-Covid)

Nei primi 9 mesi dell’anno il mercato auto europeo cresce del 6,3% (ma resta indietro rispetto al pre-Covid)
L'Italia resta troppo distante dagli altri mercati europei (terzultimo posto tra i 31 Paesi europei, davanti solo a Polonia e Croazia): una riforma fiscale delle auto aziendali sarebbe decisiva in ottica di coesione sulla transizione energetica.

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A settembre 2026 il mercato europeo segna un incremento del 10,2%, con 1.363.210 unità rispetto alle 1.236.648 di settembre 2025. I primi 9 mesi dell’anno si chiudono con un aumento del 6,3%, a 10.555.351 autovetture rispetto alle 9.928.448 dello stesso periodo di un anno fa. Il recupero tuttavia è ancora incompleto: il cumulato accusa infatti un ritardo del 12,9% rispetto ai volumi del gennaio-settembre 2019.

Nel mese e nel cumulato i cinque Major Market risultano tutti in crescita. A settembre il Regno Unito guida con un incremento del 12,0%, seguito da Francia (+11,6%), Spagna (+10,2%), Italia (+9,8%) e Germania (+9,0%). Nei primi 9 mesi, il Regno Unito cresce del 10,2%, l’Italia dell’8,6%, la Spagna del 6,7%, la Germania del 5,3% e la Francia del 4,1%. Per volumi complessivi, l’Italia conferma a settembre la quarta posizione tra i Major Market, mantenendo il terzo posto nel periodo gennaio-settembre.

“Il negoziato europeo sul Pacchetto automotive si sta avvicinando a un punto di caduta, ma al di là di quale sarà il compromesso finale, per l’Italia il vero nodo è un altro. Al netto di qualunque “sconto”, l’obiettivo al 2035 resterà unico per tutti i 27 Stati membri e, ovunque si atterri, il nostro Paese parte da una distanza enorme rispetto agli altri mercati, che nessun ritocco percentuale potrà colmare. Il divario nella diffusione delle vetture elettriche pure è ormai una sorta di burrone, che rischia di compromettere la stessa coesione europea. Siamo il secondo mercato per volumi della UE: ci servono condizioni concrete per poter recuperare terreno e partecipare alla transizione“, afferma Andrea Cardinali, Direttore Generale di Unrae.

Ecco l’elaborazione mensile dei dati prodotta da Unrae.

Mercato auto Europa: le immatricolazioni a settembre 2026

Sul fronte delle alimentazioni a ricarica elettrica (ECV), la situazione italiana resta critica. A settembre la quota delle vetture elettriche pure (BEV) si ferma al 7,6%, posizionando l’Italia al terzultimo posto tra i 31 Paesi europei – davanti solo a Polonia e Croazia – con una penetrazione inferiore a un quarto della media europea (33,2% al netto del nostro mercato). Sul totale delle ECV (BEV + PHEV), l’Italia è fanalino di coda tra i Major Market con il 18,8%, contro quote superiori al 45% in Francia, Germania e Regno Unito.

Sul piano normativo europeo, la posizione congiunta di Francia e Germania e l’intesa preliminare al Parlamento europeo tra PPE, Socialisti e Liberali – che sembra orientare il target di riduzione della CO2 al 2035 tra il 90% e il 95% – introducono elementi di flessibilità, pur mantenendo inalterata la direzione.

Sul fronte dei rapporti commerciali tra Unione europea e Cina, dal prossimo 1 dicembre dovrebbe entrare in vigore la misura di salvaguardia concordata con Pechino: un tetto di 350.000 vetture ibride l’anno prodotte in Cina (con un aumento del 6% annuo per quattro anni), applicato a tutti i modelli fabbricati nel Paese asiatico, inclusi quelli dei Costruttori europei, con esclusione delle unità a marchio cinese assemblate in Europa.

Leggi Anche: Mercato auto non più globale, secondo le analisi di AlixPartners è “regionalizzato”. 

A livello nazionale, il DPB approvato lo scorso 13 ottobre prevede l’attivazione della clausola di salvaguardia di circa 29 miliardi nel biennio 2027-2028. La metà di questi è vincolata a investimenti sulla sicurezza energetica, tra i quali – come chiarito dalla Commissione europea – rientra anche l’elettrificazione dei trasporti. In vista della decisione dell’ECOFIN di novembre, UNRAE chiede un’interpretazione estensiva di questa flessibilità a favore della transizione energetica dei trasporti. In tale ottica, la proposta congiunta di filiera sulla riforma fiscale delle auto aziendali consentirebbe di immatricolare circa 400.000 autovetture a zero e basse emissioni nel triennio 2027-2029, con un impegno stimato di 515 milioni di euro.

“La spinta decisiva deve arrivare dalle scelte nazionali, sfruttando i margini consentiti dall’Unione europea: la prossima Legge di bilancio è il primo banco di prova. Gli spazi finanziari esistono, grazie alla clausola di salvaguardia per la sicurezza energetica. Con il prezzo del gasolio ai livelli attuali, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati è ormai una necessità primaria per famiglie e imprese: la defiscalizzazione delle auto aziendali a zero e basse emissioni è la misura più rapida, efficace ed efficiente per invertire la tendenza, rinnovare il parco circolante e generare un bacino di usato recente e accessibile“, conclude il Direttore Generale di UNRAE.

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