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Mobilità in sharing, il confronto tra l’Italia e l’Europa

Mobilità in sharing, il confronto tra l’Italia e l’Europa
A Roma domina l’utilizzo dei monopattini in sharing, Milano si distingue per un equilibrio tra tutti i servizi di sharing mobility, ma cosa succede nel resto d'Europa?

IN QUESTO ARTICOLO

In Italia il boom dei veicoli condivisi ha toccato il suo apice nel 2022, mentre nel resto d’Europa il punto massimo è stato raggiunto l’anno successivo, nel 2023. Il 2024 ha invece segnato una lieve battuta d’arresto, dovuta soprattutto alla flessione dei monopattini (–16%) e degli scooter (–20%).

Proprio nel 2024 l’Italia si è confermata uno dei Paesi più motorizzati d’Europa: 701 veicoli ogni mille abitanti, un dato in crescita rispetto al 2022. Nonostante lo sviluppo dei servizi di mobilità condivisa e le politiche a favore di ciclabilità e pedonalità, l’uso dell’auto privata nelle città continua a salire.

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La sharing mobility in Italia

Tra il 2019 e il 2024, nelle principali aree metropolitane italiane, le percorrenze automobilistiche sono aumentate in media del 7,3%. Il dato è particolarmente evidente a Milano, dove si registra un incremento del 23%, seguita da Roma (+14%) e Torino (+10%). Queste sono le evidenze che emergono dal 9° Rapporto redatto dall’Osservatorio Sharing Mobility.

Sul fronte del trasporto pubblico locale, la situazione resta critica. Non solo non si è ancora tornati ai livelli pre-pandemici, ma la quota modale era già ridotta nel 2019 — appena il 15% degli spostamenti nelle principali aree urbane. Nel 2023, secondo i dati Audimob, la percentuale è ulteriormente scesa al 12,6%.

Questo scenario suggerisce che le difficoltà non riguardano solo la sharing mobility, ma più in generale l’intero progetto di riequilibrio della mobilità urbana. L’esperienza delle città europee più avanzate insegna che la mobilità condivisa cresce in modo stabile solo quando può contare su un sistema integrato: trasporto pubblico efficiente, infrastrutture ciclabili e spazi pedonali. È questo l’unico modo per innescare un circolo virtuoso capace di ridurre la dipendenza dall’auto privata e rendere la città davvero più sostenibile.

E in confronto all’Europa

Diversa la situazione sul fronte dei noleggi per le auto in sharing, dove il mercato europeo continua a correre: nel 2024 è stato registrato un nuovo record con 617 milioni di utilizzi. A trainare la crescita sono soprattutto le bici condivise, sia nella versione free-floating (+27%) sia in quella station-based (+9%), mentre monopattini e scooter hanno invece registrato un calo nei volumi.

Guardando ai numeri indice, le flotte italiane risultano oggi più ridotte rispetto alla media europea, ma la domanda segue un andamento pressoché identico: un segnale che conferma come il mercato nazionale sia ormai pienamente allineato a quello continentale.

Il confronto tra le principali città europee restituisce però un quadro molto variegato. A Roma domina l’utilizzo dei monopattini, Milano si distingue per un equilibrio tra tutti i servizi di sharing mobility, mentre in Germania è il carsharing a fare la parte del leone. Nelle città spagnole e francesi, invece, la mobilità condivisa ruota principalmente intorno alle bici station-based, il risultato di politiche pubbliche mirate e di una forte attenzione alla ciclabilità urbana.

Le differenze di scala, tuttavia, restano notevoli: basti pensare che il solo servizio di bikesharing station-based di Parigi registra da solo quasi lo stesso numero di noleggi di tutta la sharing mobility italiana.

Un discorso analogo vale per il carsharing: città tedesche come Berlino e Amburgo raggiungono volumi comparabili con quelli dell’intero mercato italiano, a testimonianza di una maturità del settore molto più avanzata rispetto al nostro Paese.

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