I dazi sulle auto elettriche cinesi approvati dall’Unione Europea al termine di un’indagine anti-dumping sui sussidi di Stato a Pechino non stanno bloccando l’avanzata dei marchi del Dragone perché il vantaggio competitivo nei costi di produzione cinesi è talmente elevato da assorbire il peso delle barriere doganali.
Quanto pagano di dazi le auto cinesi
I dazi in vigore sui veicoli elettrici importati dalla Cina sono possono arrivare al 45,3% per i produttori che non hanno collaborato con l’indagine della Commissione Europea.
I dazi compensativi, aggiunti dalla UE per compensare i sussidi statali illeciti concessi da Pechino, variano in base al singolo costruttore e al suo livello di cooperazione con le autorità europee e possono arrivare al 35,3% per i produttori che non hanno collaborato con l’indagine della Commissione Europea.
A questi si aggiunge il dazio doganale standard (10%) applicato storicamente dall’Unione Europea su qualsiasi auto importata da paesi extra-UE, a prescindere dal tipo di alimentazione o dal paese specifico. Ad esempio:
• BYD: +17,0% (totale: 27,0%)
• Geely (Volvo, Polestar, Lotus): +18,8% (totale: 28,8%)
• SAIC (MG): +35,3% (totale: 45,3%)
Le elettriche cinesi costano comunque meno
Nonostante le sovrattasse doganali, un’auto elettrica prodotta in Cina costa mediamente il 21% in meno rispetto a un modello equivalente europeo, secondo l’analisi di Transport & Environment.
I costruttori cinesi beneficiano di una filiera integrata, minori costi energetici e sostegno statale storico da Pechino. Questo gap consente loro di assorbire i dazi riducendo i propri margini senza necessariamente aumentare i prezzi finali per i consumatori europei.
Inoltre, la crisi del mercato automobilistico interno cinese e il drammatico problema della sovrapproduzione sono tra i motori principali che spingono i costruttori di Pechino a esportare in Europa, a qualunque costo.
Leggi Anche: Perché se i cinesi smettono di comprare auto è un problema anche per noi
Lo spostamento sul plug-in
I dazi sulle importazioni cinesi sono operativi dal 2024, ma fino ad oggi si erano limitati alle auto 100% elettriche importate dalla Cina.
Quindi l’ibrido ricaricabile ha rappresentato il “Piano B” perfetto per i marchi cinesi, perché esenti da dazi (soggette solo alla tariffa base del 10%). In un anno e mezzo, i modelli plug-in cinesi in classifica in Europa sono passati da 3 a 9. BYD è diventato il marchio Phev più venduto in un mercato chiave come quello tedesco.
Ora la Commissione Europea ha completato i preparativi per estendere i dazi compensativi anche alle auto ibride plug-in prodotte in Cina.
Leggi Anche: L’Ue vuole alzare i dazi sulle Plug-In cinesi e a pagare il conto saranno le flotte aziendali
Ricordiamo anche che i dazi colpiscono il veicolo elettrico finito, ma non si applicano ai singoli componenti e alle batterie, dove la Cina è sempre stata leader.
Fabbriche sul suolo europeo
Per aggirare i dazi i marchi cinesi si stanno globalizzando, costruendo fabbriche direttamente sul suolo europeo.
Producendo in loco, le auto vengono considerate comunitarie e azzerano totalmente qualsiasi dazio all’importazione. Anche marchi europei e americani (come Tesla, BMW e Volvo) hanno riportato la produzione in Europa per evitare di pagare i dazi sulle proprie auto prodotte in Cina Da questo punto di vista i dazi “hanno funzionato”.
***
CONTINUA A LEGGERE SU FLEETMAGAZINE.COM
Per rimanere sempre aggiornato seguici sul canale Telegram ufficiale e Google News.
Iscriviti alla nostra Newsletter per non perderti le ultime novità di Fleet Magazine.
