Era il 2021 quanto venne presentato il Piano nazionale di ripresa e resilienza, divenuto noto con l’acronimo di Pnrr. L’Europa intera, e non solo, era stata piegata dalla pandemia Covid e l’Italia era uno dei paesi più colpiti. La Next Generation Eu assegnò al nostro paese 194,4 miliardi di euro, di cui 122,6 in prestiti e 71,8 in sovvenzioni. Il fine era rimettere in moto l’economia e la società attraverso riforme strutturali idonee agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu.
Da allora sono trascorsi 5 anni e il Pnrr è ormai giunto al termine, con scadenza a fine giugno 2026. Il paese è stato davvero rimesso in marcia? Gli obiettivi sono stati raggiunti? Analizziamo nel dettaglio i risultati portati a termine e quelli mancati in termini di infrastrutture e mobilità.
Il Pnrr, nel complesso, è andato bene
L’Italia doveva raggiungere 614 obiettivi e il loro raggiungimento era obbligatorio per la ricezione dei fondi europei: ad oggi sono state ricevute 9 delle 10 rate previste, pari a circa 166 miliardi di euro.
Nell’ultimo anno, il passo è diventato più veloce: “Sono tutti conseguiti i 50 obiettivi europei in scadenza nel secondo semestre 2025, con un tasso di avanzamento complessivo del 72%, in aumento di 8 punti rispetto al semestre precedente” ha rilevato la Corte dei Conti. Ma 24,2 miliardi di euro di investimenti risultano destinati a slittare oltre il 2026, pari a quasi il 40% delle risorse delle misure coinvolte.
Se la meta sono gli obiettivi dell’Agenda 2030, il Pnrr ha consentito all’Italia di ricoprire circa la metà, avvicinandosi al target di 39 punti – prima dell’arrivo del Pnrr la distanza era di 79 punti. Così come indicato dall’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis) in un rapporto presentato a marzo 2026.
Dove sono state investite le risorse
Il 25% delle risorse del Pnrr, pari a quasi 28 miliardi, è stato investito nel settore energetico. Seguono, con il 22% e 22 miliardi, innovazione, infrastrutture e sistema produttivo. Alle città sostenibili è stato dedicato il 14% dei fondi, circa 15,5 miliardi quasi l’11% è stato investito in salute e istruzione.

COSA HA FATTO IL PNRR PER LA MOBILITÀ
Le colonnine di ricarica sono più delle auto (ma non abbastanza)
Quando il Pnrr fu approvato nel 2021 il piano, per un investimento complessivo di 741 milioni di euro, era:
- 255 punti di ricarica rapida nelle città
- 500 punti di ricarica sulle superstrade
- 755 punti di ricarica nei centri urbani
Ma i primi bandi restarono deserti a causa della bassa redditività degli investimenti e dell’incertezza della domanda di veicoli elettrici – che in Italia è tra le più basse d’Europa ancora oggi.
Ad oggi, Enel (che ha ottenuto il 50% delle assegnazioni complessive) ha installato 3.730 punti di ricarica fast e ulteriori 1.200 colonnine sono in programma. Electra ha invece ottenuto circa 12 milioni di euro per installare 352 colonnine HPC, pari a più di 700 punti di ricarica ultraveloce.
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I mezzi pubblici avanzano a velocità diverse
Sono stati 15,5 i miliardi di euro destinati all’aumento del 20% dei posti-chilometro del trasporto pubblico locale entro il 2030. In altre parole, si puntava a un numero di posti offerti agli utenti. Come? Acquistando nuovi autobus che fossero anche a zero emissioni – così da prendere due piccioni con una fava. Da questo punto di vista, prima dell’arrivo del Pnrr l’Italia era ferma al 7% rispetto all’obiettivo dell’Agenda 2023.
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Cinque anni dopo, l’avanzamento c’è stato ma in modo profondamente disomogeneo. La provincia autonoma di Bolzano – che già partiva al 65% dell’obiettivo – è avanzata ulteriormente. Regioni come Basilicata, Friuli-Venezia Giulia e Marche sono rimaste ferme a un gap rispettivamente dell’85%, 94% e 95%. Ciò perché dal Pnrr alcune regioni ricevono centinaia di euro pro capite per il miglioramento di metro, tram e ferrovie urbane, altre semplicemente non ricevono nulla.
Mentre procede inaspettatamente bene e con grandi progressi il piano Maas: ne abbiamo parlato in modo più approfondito in questo articolo qui.
Le opere ferroviarie ancora incompiute
Sono circa 60 i progetti avviati ma impossibili da concludersi entro giugno 2026. Tra queste le tratte dell’alta velocità tra Napoli – Bari, Palermo – Catania – Messina e Salerno – Reggio Calabria, che dovranno essere completate con fondi nazionali. A questi si aggiungono i collegamenti AV con il Nord Europa e i valichi alpini, come il passo del Brennero; l’ultimo miglio ferroviario negli scali portuali e numerose linee urbane e interurbane, per un valore totale di circa 6,5 miliardi di euro.
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