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Renault prende posizione: meglio le range extender delle “finte” ibride

Renault prende posizione: meglio le range extender delle “finte” ibride
L'Europa dovrebbe superare la tecnologia ibrida ricaricabile, con tutti i suoi limiti, e incentivare l'impiego di ibride con range extender.

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Sono commenti evidentemente interessati, quelli che François Provost, amministratore delegato di Renault, ha fatto in materia di ibride plug-in ed elettriche con range extender. La direzione che il Gruppo imboccherà con la prossima generazione di Scenic e Megane va verso un progetto a trazione elettrica e la presenza di un motore termico per produrre energia.

RENAULT E I LIMITI DELLE PLUG-IN HYBRID

Il risultato? Un funzionamento ibrido che può fare a meno della ricarica dalla colonnina e, con esso, superare l’illusione di auto ibride plug-in che siano efficienti sempre come le ambiziose specifiche tecniche dichiarano. Il punto dirimente? Le abitudini di utilizzo, che raramente coincidono con la prassi ottimale, ovvero, di una ricarica della batteria periodica. 

È una visione interessata, quella che sostiene la via delle elettriche con range extender, poiché Renault può contare sulla divisione Horse Powertrain, creata e controllata con Geely ed estremamente prolifica sul tema della ricerca e sviluppo di motori ibridi a trazione elettrica. 

Approfondisci la soluzione sviluppata da Horse per le elettriche range extended

Durante una call con i media, Provost ha bollato le ibride plug-in come una sorta di finte Phev, che hanno un’autonomia troppo bassa in elettrico e i clienti non sono convinti a ricaricarle”, riporta Autocar. Piuttosto, la direzione e l’incentivo invocato, rivolgendosi al legislatore europeo, dovrebbe andare in favore di una tecnologia ad alta autonomia in elettrico e con il supporto del termico per coprire lunghe distanze, di 1.000 km e oltre, secondo Provost. Che ha bollato come senza senso l’imposizione – ormai superata – della vendita di sole auto elettriche in Europa dal 2035.

I NUOVI CICLI DI OMOLOGAZIONE NON BASTANO

Le ultime novità hanno inasprito i cicli di omologazione delle ibride plug-in, spingendo i costruttori ad aumentare la taglia delle batterie per incrementare l’autonomia in elettrico – e l’Utility Factor – e beneficiare di valori di emissioni medie di CO2 competitivi. Resta il punto dolente della tecnologia: il fare affidamento a una prassi – la ricarica – sempre e comunque rimessa al guidatore. 

Leggi quali modelli ibridi plug-in superano davvero i 100 km in elettrico

Un paradigma che le elettriche con range extender ribaltano e prospettano diverse direzioni percorribili, soprattutto sulla taglia della batteria. Ovvero, quanto dovranno essere sistemi ad alta autonomia in elettrico, con il termico a supporto e quanto, invece, dotate di batterie più piccole (quindi dai costi inferiori) ma con un intervento più frequente del motore termico per produrre energia.

Scorrendo la gamma di modelli Renault oggi sul mercato, il costruttore ha investito copiosamente sul full hybrid, relegando l’offerta di modelli ibridi plug-in unicamente al suv sportivo Rafale, nel segmento D.

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