Con il patrocinio di

Speciale Distribuzione & Logistica: quattro chiacchiere con Roberto Scarabel (Asconauto)

Speciale Distribuzione & Logistica: quattro chiacchiere con Roberto Scarabel (Asconauto)
La logistica, oltre alla carenza di bisarchisti, sconta anche la mancanza di punti di scarico per le auto che arrivano via mare, soprattutto nell’Alto Adriatico. Mentre ad oggi la situazione dei ricambi si è stabilizzata

IN QUESTO ARTICOLO

Nella distribuzione e nella logistica contemporanea si parla sempre di più di trattazione delle auto, dalla consegna alla manutenzione, ma anche della consegna e gestione dei pezzi di ricambio. Sulla salute del comparto ne abbiamo parlato con il presidente di Asconauto nonché storico-concessionario dell’area di Padova Roberto Scarabel. Il quale ha risposto alle nostre domande così.

Leggi Anche: Horizon Automotive chiude un 2024 da record e rilancia con un piano industriale triennale.

L’intervista a Roberto Scarabel

FM: Quali sono secondo Lei le sfide della Logistica nel settore auto? Per la consegna dei mezzi ma, e questo è il vostro campo, anche nella gestione e consegna dei ricambi?

La logistica dei ricambi la facciamo a valle. Portandoli agli autoriparatori, prelevandoli direttamente dalle Case. La logistica delle auto è invece un problema enorme per le Case, soprattutto per quelle che arrivano via nave. Ad esempio parlando del gruppo VGA per le Polo che arrivano dal Sudafrica. Prima, quando arrivavano via treno dalla Germania era più facile. Le auto del gruppo, anche la T-Roc, ad esempio arrivano così via nave. Così come il 50% dei modelli Seat-Cupra prodotti a Martorell. Ora invece scontiamo una carenza di strutture, in particolare nell’Alto adriatico, dove non c’è un porto di scarico con Monfalcone chiuso. Che potrebbe essere invece una porta dell’Europa. Queste arrivano quindi a Civitavecchia, Livorno o Genova, e da qui devono essere movimentate sul Nord-Est o verso il Sud. E ancora peggio se vengono sbarcate nel Nord-Europa. Con le tasse doganali pagate lì, invece che nei nostri porti. Tutto ciò fa sì che ci siano picchi per le consegne, il che, oltre che logistico – succede che consegne a 6 mesi arrivano a 12 mesi, ma succede anche viceversa…- è anche un problema finanziario. Ma il fatto è che nel tempo è peggiorata anche la qualità dei trasporti, soprattutto lato bisarchisti, che caricano, controllano, interagiscono con i concessionari. Mancano le figure professionale. Infine vorrei sottolineare o rischi atmosferici: i piazzali non sono attrezzati, non hanno le reti anti grandine. E questo comporta anche difficoltà nelle assicurazioni”.

FM: Parlando dei ricambi, per le new entry sul mercato (leggasi le cinesi) questo è un tema centrale. Soprattutto per il mondo aziendale. Come si stanno muovendo?

Non sarà un problema. Già i grandi concessionari si stanno organizzando. Ad esempio Intergea-Crf per BYD, o il Gruppo Barchetti ad esempio, che sono già nel consorzio. Su cui dovremmo calcolare anche i nuovi fee per loro. Ma questo è un altro discorso. Inoltre bisogna sottolineare che questi ricambi certamente sono originali, mentre il fenomeno degli equivalenti potrà avvenire ma solo in seguito”.

FM: Parliamo anche di flotte: quant’è importante l’after sales per questo settore in Italia?

Il primo trimestre è stata una stampella importante per il settore. E noi li incontriamo tutti. Ma dobbiamo far capire gli utilizzatori dell’NLT non sono clienti di Serie B. Va bene gestire la manutenzione non nelle Reti ufficiali – anche se driver di brand premium vanno malvolentieri in officine dove accanto alla sua Audi, BMW o Mercedes c’è un Lcv… – ma, a tutela dei consumatori, è importante che utilizzino i ricambi originali. Noi siamo stati i primi ad affrontare questo tema perché le flotte cresceranno, soprattutto se crescerà la mobilità elettrica che non si può fare se non con il noleggio”.

FM: Flotte che in altri paesi, vedi il Regno Unito, sono sempre più importanti. Visto la vostra esperienza con Nada (dal 2009) e con l’ICDP (dal 2023), ci racconta le diversità nei vari mercati con un particolare focus sul mondo btob?

Partiamo dal fatto che la fiscalità dell’auto aziendale fino ad oggi è stata il nemico numero uno della transizione ecologica in Italia. Ora, grazie anche ai bilanci ESG obbligatori per alcune aziende, la nuova tassazione sulle auto aziendali può aiutare. Anche se rimane il problema autonomia. E di costo delle ricariche. Mentre all’estero è tutto più lineare: dagli incentivi al costo delle ricariche all’after sales. Che diventa essenziale per i concessionari contemporanei. Che dovranno spostare il 70% dei ricavi sul service. E per questi tutti si devono dotare oltre che di officine anche di carrozzerie, per esser capaci preparare anche le auto per il remarketing o quelle nuove per i clienti”.

***

CONTINUA A LEGGERE SU FLEETMAGAZINE.COM

Per rimanere sempre aggiornato seguici sul canale Telegram ufficiale e Google News.
Iscriviti alla nostra Newsletter per non perderti le ultime novità di Fleet Magazine.

Iscriviti alla newsletter
Resta sempre aggiornato

Con la newsletter di Fleet Magazine ricevi anteprime, news e approfondimenti dal mondo della Mobilità

Condividi
Leggi anche

CASE AUTOMOBILISTICHE