Fatto: è una tassa in meno sull’auto. Ed è cosa buona. Fatto: è un tributo regionale e ne alimenta le casse, che andranno finanziate con risorse centrali per coprire l’ammanco nel 2027 dovuto all’esenzione del bollo auto per i mezzi di potenza inferiore agli 80 kW, dato relativo al solo motore termico e riportato sul libretto dalla voce P.2. In teoria, sarà cosa buona se l’ammanco alle casse regionali verrà interamente compensato dal governo, che per finanziare l’esenzione nel 2027 dal bollo ha indicato le risorse nei fondi PNRR non spesi allo scorso 30 giugno; per farne una misura “strutturale”, invece, andranno trovati almeno 2,3 miliardi di euro all’anno, stante la formulazione del decreto che guarda al 2027 e i requisiti per essere esentati dal pagamento.
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A registrare alcune voci dei presidenti di Regione, il percorso potrebbe essere molto meno lineare e i trasferimenti dalle casse centrali a quelle regionali non coprire interamente gli incassi del bollo. Ergo: quali altre leve potrebbero attivare le Regioni per far fronte a un taglio esercitato sul piano statale e su competenze locali? Il timore di interventi su altre voci di spesa dei bilanci regionali è concreto e andrà monitorato, per restare al solo tema bollo, l’agire delle giunte regionali sulle esenzioni e agevolazioni al bollo attualmente applicate su vetture ibride (riduzione al 50% dove non un provvedimento di esenzione temporanea) e sulle auto storiche ultraventennali.
ESENZIONE DAL BOLLO OK MA L’URGENZA È UN’ALTRA
Il giudizio sull’eliminazione di un tributo sull’auto in sé non può che essere positivo, salvo allargare la visione e riuscire a leggere il contesto. Che è critico per chi usa l’auto ed è alle prese con un caro carburanti del tutto fuori controllo. La benzina tocca 2,20 euro al litro, il gasolio ha il vento in poppa verso quota 2,50 euro. Rincari insostenibili e sui quali la riduzione selettiva delle accise ormai dallo scorso luglio non è più un argine efficace.
BENZINA SU DI 50 CENTESIMI, DIESEL DI 80
Ricordiamo la premessa: fine febbraio, prime operazioni di guerra di USA e Israele contro l’Iran e alla pompa la benzina passava a 1,67 euro/litro mentre il gasolio a 1,73 euro/litro. Vista così, la vicenda, raffrontata ai 2,20 euro odierni della benzina e una quota 2,5 per il diesel non improbabile una volta azzerati gli sconti sulle accise, è plastica la gravità della situazione. L’incremento del prezzo alla pompa tra i 50 e 80 centesimi di euro dall’inizio della guerra costituisce un quadro insostenibile non solo per le ricadute immediate sulla mobilità privata ma anche per quelle inflazionistiche.
L’accelerazione dei prezzi alla pompa, registrata da luglio, quando la debole tregua USA-Iran sembrava potesse reggere e al Ministero del Made in Italy si convocavano le compagnie petrolifere per auspicare una rapida discesa dei prezzi e adeguamento alle quotazioni al ribasso del petrolio, sembra distante secoli. L’inciso è necessario per leggere il taglio del bollo auto come una priorità attualmente secondaria per una larghissima fetta di automobilisti.
LA PERCEZIONE DELL’ELIMINAZIONE DEL BOLLO
Il tema è da quasi 20 anni un cavallo di battaglia politico, del quale si prometteva l’abolizione – al pari del superbollo, il cui incasso però finisce nelle casse statali per la quota eccedente i 185 kW di potenza – e, nel 2027, verrà effettivamente sospeso per una platea potenziale di oltre 14 milioni di veicoli. Che non coincideranno con 14 milioni di automobilisti, poiché dell’esenzione si potrà beneficiare per un solo veicolo, qualora se ne posseggano diversi idonei a non pagare il bollo, e per quello con la potenza più bassa.
Se possibile, la percezione dell’esenzione per un anno dal pagamento di un tributo, il cui costo è stato previsto in 2,3 miliardi di euro, fa maggior presa rispetto a un taglio delle accise, solo sul diesel e con una platea di beneficiari che tendenzialmente non distingue i più bisognosi, assorbito dai rialzi delle compagnie petrolifere. Da marzo allo scorso agosto, il taglio delle accise è costato complessivamente alle casse statali tra i 2 e 2,5 miliardi di euro. Gli effetti e la percezione della misura presso gli automobilisti sono stati irrilevanti.
L’ESENZIONE DAL BOLLO MISURATA SUL PIENO DI BENZINA
Ma quanto risparmieremo, in media, dall’esenzione del bollo per un anno? Le stime indicano un risparmio medio tra i 160 e i 170 euro, a fronte di un valore massimo che può superare i 200 euro (80 kW*2,54 euro), senza considerare le addizionali regionali applicate dalle varie regioni.
Considerando il caso più vantaggioso, di un automobilista che risparmierà 200 euro, in assenza di provvedimenti incisivi sul prezzo dei carburanti il risparmio sul bollo corrisponderà grossomodo a un corposo taglio delle accise. Con una differenza sostanziale: accise e caro carburanti rimpinguano le casse statali, le prime come una voce che zavorra il prezzo alla pompa, il secondo scenario attraverso l’extra gettito Iva: più costa il prodotto raffinato venduto alla pompa, maggiore è il gettito prodotto dall’Iva applicata in percentuale.
Vediamo un po’ di numeri.
Con 2 miliardi di spesa pubblica, sulla base delle indiscrezioni circolate nelle scorse settimane sui provvedimenti in discussione, “mirati”, di agevolazione per alcuni soggetti e non più un taglio delle accise indiscriminato, la platea di beneficiari di eventuali voucher da 200 euro sarebbe di 10 milioni di automobilisti. Non vetture.
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Consideriamo la percorrenza di 12.000 km annui, tutto sommato medio-bassa per chi fa il tragitto casa-lavoro e rare puntate fuori porta, con un’auto benzina dai consumi (reali) di 6 lt/100 km e una diesel da 5 lt/100 km, vuol dire sostenere una spesa carburante di 1.584 euro in un anno al prezzo di 2,20 euro/litro per la benzina, di 1.440 euro in gasolio (a 2,40 euro/litro). Riferimenti teorici perché non considerano la variabilità dei prezzi alla pompa. Ecco, applicando i 200 euro di sconto, possibile impegnando 2 miliardi di euro, per l’automobilista che guida la sua auto benzina la spesa di 1.384 euro equivale a un costo teorico del carburante su 12.000 km e 720 litri di 1,92 euro/litro; nel caso di chi guida un’auto diesel, 600 litri per coprire la medesima distanza porterebbero, a 1.240 euro di esborso, un prezzo medio di 2,06 euro/litro. Ecco in cosa si concreta, quantificati in altro modo, la più favorevole delle ipotesi di risparmio sul bollo auto, pari a 200 euro.
IL TAGLIO DELLE ACCISE NON È EQUO
Vero è che senza fissare dei paletti, ovvero delle scelte politiche sui destinatari di eventuali misure di sostegno alla spesa carburante, individuati per fasce di reddito – elemento molto spinoso – o un sostegno esclusivamente per recarsi al lavoro (come se il resto fosse un “premium”), la spesa in riduzione delle accise tendenzialmente avvantaggia chi più consuma e, a parità di chilometri percorsi in un anno, possono essere automobilisti con auto molto datate e l’assenza di capacità di spesa per la loro sostituzione, oppure, automobilisti con auto che più consumano perché più potenti.
SÌ ALLA TRANSIZIONE GREEN MA EUROPA MIOPE
In aggiunta, le valutazioni dell’Europa sui tagli che “incentivano” il consumo di combustibili fossili – altra lettura, evidentemente possibile solo per chi è miope, a Bruxelles, sulle pressioni diversificate che vivono automobilisti e cittadini dell’Unione nei 27 diversi Stati membri – sono state negative. Interventi sulle accise andrebbero indirizzati a favore di specifiche fasce di popolazione, economicamente più deboli. Gli altri, si arrangino e passino all’elettrico.
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Forse servirebbe un intervento coordinato a livello europeo, essendo il problema di portata internazionale, per affrontare il momento (prolungato) del caro benzina e gasolio. Immaginare a Bruxelles che, al caro benzina, la risposta dell’automobilista medio italiano possa essere l’acquisto di un’auto elettrica – con l’eccezione di chi ha già in programma la sostituzione dell’auto e la possibilità di ricarica domestica – ha tanto il tono del “mangino brioches”.
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