Tra i motivi per cui le auto elettriche stentano a decollare c’è il timore della degradazione delle batterie e di doverle sostituire a un certo punto della vita del veicolo.
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Un timore che potrebbe non concretizzarsi mai: non è detto che le batterie durino meno dell’auto elettrica.
QUANTO DURANO LE BATTERIE
Importante ricordare che la degradazione delle batterie è un fatto progressivo: non smettono di funzionare dall’oggi al domani, ma perdono pian piano la loro capacità di ricarica, riducendo pertanto l’autonomia della vettura.
I dati più recenti, come lo studio EV Battery Health Study di Geotab su oltre 22.700 veicoli elettrici reali appartenenti a 21 modelli differenti, mostrano che le batterie delle auto elettriche si degradano a un ritmo medio del 2,3% all’anno. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, una batteria mantiene circa l’80% della sua capacità di utilizzo dopo 8 anni, superando spesso le aspettative iniziali e smentendo il mito di un crollo improvviso dell’autonomia nel giro di pochi anni.
Ulteriori analisi indipendenti nel settore automotive, come quelle pubblicate da Arval, confermano un degrado stimato intorno all’1% ogni 25.000 km, corroborando la stima di uno stato di salute complessivo superiore all’85% dopo circa 8-9 anni di vita del mezzo. Altri studi sono ancora più “ottimisti”.
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In ogni caso, per indurre i consumatori a fugare i timori di una durata non sufficiente, esistono le garanzie dei produttori auto sulla batteria. Lo standard legale e commerciale applicato dalla quasi totalità dei costruttori automobilistici in Europa e nei mercati internazionali per proteggere i consumatori è di 8 anni o 160.000 km. In questo caso la riparazione è a carico della casa auto se la batteria perde più del 30% della sua capacità iniziale.
Cosa influenza la durata delle batterie
Sono diversi i fattori che decidono quanto una batteria impiega a degradarsi, la buona notizia è che molti possono essere gestiti dall’automobilista.
La ricarica rapida è più “dannosa”
Meglio anche limitare le ricariche ultra rapide e preferire, di norma, la classica ricarica lenta casalinga. Il già citato studio di Geotab evidenzia come l’uso predominante di colonnine rapide in corrente continua (DC oltre i 100 kW) porti il degrado al 3% annuo, mentre l’uso di ricariche lente in corrente alternata (AC) mantiene l’usura ferma all’1,5% annuo.
Lo stato di ricarica ideale
Lasciare l’auto ferma a lungo allo 0% o costantemente carica al 100% crea forti tensioni meccaniche e chimiche interne da evitare.

Per preservare le batterie il più possibile andrebbero ricaricate quando sono al 20% e interrompere la ricarica all’80%, questo permette alla batteria di mantenere una composizione chimica interna tale da evitare danneggiamenti.
La temperatura
Le batterie lavorano al meglio tra i 15°C e i 35°C. Esporre l’auto a temperature estreme (soprattutto sopra i 40°C) accelera le reazioni chimiche interne degradando le celle. I veicoli con sistemi di raffreddamento a liquido attivo proteggono la batteria molto meglio di quelli a raffreddamento ad aria.
Stile di guida
Accelerazioni violente e continue richiedono un’estrazione di corrente molto intensa e repentina. Questo surriscalda la batteria, incidendo a lungo andare sulla sua longevità rispetto a una guida fluida e rigenerativa.
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Le batterie grandi resistono meglio
C’è un’importante considerazione da fare: una macchina con una batteria più grande è meno soggetta alla degradazione della batteria rispetto a un’auto che ne monta una più piccola.
A parità di chilometri percorsi, i pacchi batteria con una capacità maggiore in kWh mantengono uno stato di salute (State of Health) nettamente superiore rispetto a quelli piccoli, questo essenzialmente perché devono fare meno cicli di ricarica.
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