Saresti disposto a pedalare in cambio di denaro? È questo l’allettante quesito che in un certo qual modo propone la formula del Bike to Work: la misura che spinge i dipendenti a recarsi in ufficio a bordo della propria bicicletta (o di una in sharing, perché no) in cambio di un indennizzo accreditato sullo stipendio.
Potrebbe sembrare una raffinatezza da paesi scandinavi, ma in realtà il Bike to Work è già una realtà anche in Italia. Sono sempre più numerosi i comuni e le regioni che, stanziando un piano di incentivi e finanziamenti, promuovo il Bike to Work: da Cuneo a Modena, Piacenza, Reggio Emilia, Trento, Treviso, Imola e Bologna, ma la lista continua…
COME FUNZIONA IL BIKE TO WORK
Ogni Comune può attuare le proprie regole nell’ambito dei nuovi PUMS volti al raggiungimento di città meno inquinate e sgombre dal traffico. Di norma, il sistema Bike to Work prevede un risarcimento al chilometro: ad esempio, 25 cent al km, per un totale di 2 euro al giorno e 20 euro in più sullo stipendio ogni mese.
Il Bike to Work, spesso, include anche delle specie di gare o concorsi, che a fine anno premiano con bonus aggiuntivi i ciclisti che hanno percorso il maggior numero di chilometri o hanno inforcato la bici per più giorni. Molto comuni offrono anche uno sconto sull’abbonamento ai mezzi pubblici e al bike sharing comunale ai dipendenti che aderiscono al Bike to Work.
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Bike to Work anche per le aziende private
Anche le aziende private, sotto la guida dei Mobility Manager e nei confini dei Piani Spostamento Casa Lavoro previsti organicamente, hanno naturalmente la possibilità di offrire ai loro dipendenti l’opportunità del Bike to Work.
Senza considerare che non sono pochi i comuni che allargano gli indennizzi concessi, non limitandoli alla sola Pubblica Amministrazione, ma rendendo accessibili anche ai dipendenti di aziende private.
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