Con il patrocinio di

Dazi sulle elettriche? I cinesi si lanciano sulle ibride e li aggirano

Dazi sulle elettriche? I cinesi si lanciano sulle ibride e li aggirano
Il 2025 potrebbe essere caratterizzato da un'ondata di nuovi modelli ibridi cinesi, perlopiù ibridi plug-in e con autonomie di marcia degne di piccole auto elettriche. I vantaggi per i marchi del Paese del Dragone da un'offensiva su un terreno diverso dalle BEV

IN QUESTO ARTICOLO

Puntellata la competitività sulle auto termiche low cost e reclamato il primato tecnologico sulle full electric, il 2025 potrebbe diventare l’anno dell’avanzata dei marchi cinesi sul fronte delle auto ibride. Ed è un ramo del mercato europeo che piace parecchio ai consumatori, tanto da valere il 38,2% di quota di mercato nei primi 10 mesi dell’anno, tra auto full hybrid e auto plug-in hybrid (7,2%). L’elettrico? Fermo al palo con il 14,8% di quota di mercato nel Vecchio Continente. 

Le ibride plug-in saranno da monitorare nel 2025 – da una prospettiva tutta italiana – poiché potrebbero diventare una scelta gettonata nelle preferenze delle aziende, visto il vantaggio finale riconosciuto alle assegnazioni ai dipendenti, quale fringe benefit, dalla legge di Bilancio.

LE IBRIDE MADE IN CHINA NON SUBISCONO I DAZI

Ma torniamo all’interrogativo iniziale e alla possibilità che Pechino entri prepotentemente nella partita sulle auto ibride esportate in Europa. È un mercato appetibile perché gira intorno e scavalca i dazi, imposti dalla Commissione europea, com’è noto, alle full electric made in China ma non alle ibride.

Gli analisti di Counterpoint Research, raggiunti dall’agenzia Reuters, hanno rilevato nel 2024 l’incremento del 20% delle esportazioni di auto ibride cinesi verso l’Europa e nel 2025 l’attesa è di una crescita ancora maggiore. 

NUOVI MODELLI E AUTONOMIE DA “ELETTRICA”

A scorrere i dati diffusi da China Passenger Car Association, il quadro dei 12 mesi che volgono al termine dice di un primo trimestre con il 9% di incidenza delle ibride sul totale di elettriche cinesi esportate in Europa. Nel terzo trimestre, il dato delle vendite è salito al 18%. Tra luglio e ottobre l’export di ibride da Pechino è arrivato a totalizzare 65.800 unità.

Lo “strumento” delle ibride e ibride plug-in impazza nei gusti dei costruttori europei e mainstream, dopo una fase in cui le PHEV sembravano destinate a essere una sovrapposizione poco logica di fronte all’evoluzione delle elettriche. La necessità, cruciale, di ricaricare le PHEV per ottenere la massima efficienza, richiedeva abitudini da BEV.

Ancora è così, salvo che per alcuni, specifici, modelli, in grado di operare da vere full hybrid con la batteria scarica. Resta il dato di un peso significativo, aggiuntivo, per le ibride plug-in rispetto alle full hybrid, dettato dalla presenza di pacchi batteria tra i 13 e i 35 kWh. Già, fino a 35 kWh.

batteria catl celle lfp

È un dato da tenere d’occhio, che segnala la competitività cinese su un fronte diverso dalle auto elettriche. L’impulso di Catl, a sviluppare una batteria per auto ibride ad altissima autonomia di marcia a zero emissioni, porterà nel 2025 fino a 30 modelli sul mercato. Commercializzati in Cina e, molti, in arrivo anche in Europa. È una soluzione tecnica che può garantire fino a 300 km di autonomia in elettrico. Numeri da piccola full electric. Ma con il motore termico a supporto. Le PHEV cinesi in arrivo (o già sul mercato) si presentano come sistemi  pensati per funzionare soprattutto ricorrendo alla trazione elettrica.

BYD E MG: PRESENTI

Non è un caso che Byd abbia lanciato a settembre in Italia la Seal U DM-i, ibrida plug-in che affianca la Seal U elettrica. Non è un caso che MG abbia rinnovato la ZS e la HS proponendo interessanti sistemi ibridi. Full hybrid per il suv ZS, ibrido plug-in la più grande HS. Poi, MG 3 Hybrid+, per operare tra le utilitarie e iniziare a dare fastidio a modelli come la Clio E-Tech, a voler individuare una rivale di un brand mainstream. Costruttori, questi ultimi, le cui proposte ibride plug-in navigano oltre quota 100 km di autonomia con le migliori proposte, arrivando a oltre 130 km con il sistema 1.5 e-Hybrid sviluppato dal Gruppo Volkswagen.

Dicevamo come le PHEV siano tornate un’alternativa appetibile per i costruttori. Le emissioni di CO2 – grazie a un ciclo di omologazione WLTP che considera le condizioni ideali di utilizzo di una PHEV (a batteria carica) – beneficiano di un taglio radicale, essendo i valori solitamente tra i 15 e i 30-40 g/km, salvo specifici casi di modelli molto grandi e pesanti. Con i target sulle emissioni in vigore nel 2025 in Europa, è un bel puntare quello sulle PHEV rispetto alle elettriche. Con un occhio alla concorrenza cinese in arrivo e alla forza che potrà esprimere, ancora, sul fattore prezzo.

***

CONTINUA A LEGGERE SU FLEETMAGAZINE.COM

Per rimanere sempre aggiornato seguici sul canale Telegram ufficiale e Google News.
Iscriviti alla nostra Newsletter per non perderti le ultime novità di Fleet Magazine.

Abbiamo parlato di:
Dazi Automotive
Iscriviti alla newsletter
Resta sempre aggiornato

Con la newsletter di Fleet Magazine ricevi anteprime, news e approfondimenti dal mondo della Mobilità

Condividi
Leggi anche

CASE AUTOMOBILISTICHE