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L’Europa dell’auto tra proposta italiana e il rinvio delle sanzioni 2025

L’Europa dell’auto tra proposta italiana e il rinvio delle sanzioni 2025
Gli obiettivi sulla CO2 2025 preoccupano l’Acea, che supporta la flessibilità sostenuta anche dalla Germania: sì ai target ma senza l’applicazione immediata delle sanzioni. La proposta italiana sul 2035 raccoglie (pochi) consensi

IN QUESTO ARTICOLO

Alla vigilia del Consiglio competitività che si terrà in sede europea giovedì 28, si contano le posizioni su due temi di strettissima attualità. Sugli obiettivi delle emissioni medie della flotta di nuove auto vendute nel 2025, è l’Acea che si spende favorevolmente rispetto alle ultime uscite relative al mantenimento degli obiettivi fissati ma con flessibilità.

OBIETTIVI CO2 2025, GERMANIA CONTRARIA ALLE MULTE 

Segnatamente, la possibilità che vengano differite le sanzioni per chi sforerà la soglia dei 93,6 g/km di valore medio. Un’opzione che conta anche la visione favorevole della Germania, espressa dal cancelliere Olaf Scholtz e dal ministro dell’Economia Habeck. 

PIANO PER L’AUTOMOTIVE, CHI STA CON L’ITALIA

Su un altro tavolo, parallelo alla questione CO2 2025, l’Europa deve discutere l’obiettivo delle zero emissioni nel 2035. Sull’anticipo al 2025, rispetto al 2026, del riesame delle condizioni in cui versa il mercato dell’elettrico e l’infrastruttura di ricarica, l’Italia ha raccolto visioni comuni con altri sei Paesi membri dell’Unione Europea.

Non c’è solo la richiesta da avanzare alla Commissione perché si valuti nuovamente la fattibilità e il percorso verso l’obiettivo del Fit for 55 2035 nel 2025. Si discute di un piano industriale per l’auto che sia di respiro europeo e di investimenti spalmati su più anni. Sostenere, in soldoni, l’acquisto (quindi, incentivi) e la produzione. Tra idee di kei-car in salsa europea e un consorzio in stile “Airbus dell’auto”, le ipotesi su come procedere, negli ultimi mesi, sono state tra le più varie. 

Di certo, tra i desiderata del governo italiano, con il ministro Urso, via è il cambiamento di “regole folli, che stanno imponendo alle imprese il taglio, i licenziamenti e la cassa integrazione.

(…) Il problema è in Europa, nelle folli regole che ha imposto alle proprie imprese, al proprio lavoro. Per questo, abbiamo definito con il governo ceco un position paper che modifica la traiettoria, confermando gli obiettivi sempre più difficili, ambiziosi e sfidanti del 2035”. Così, nel recente question time alla Camera dei deputati. 

I Paesi che condividono la proposta italiana, di revisione del percorso verso il Fit for 55, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Austria. La parola d’ordine, tra l’altro uno degli obiettivi indicati dalla Commissione von der Leyen-2, è di una transizione improntata alla neutralità tecnologica.

ACEA CONFIDA NELLA FLESSIBILITÀ SUI TARGET 2025

Chi guarda a un immediato che è già il 2025, il rischio di multe per sforamento della media di emissioni di CO2 oltre i 93,6 g/km, è l’Acea. L’associazione dei costruttori europei di auto conferma l’impegno verso la mobilità a emissioni zero, e sull’obiettivo della neutralità climatica dell’Unione Europea nel 2050. Quel che preme è l’attualità e il rischio di multe che potrebbero pesare sull’industria dell’auto fino a 13 miliardi di euro. 

Gli scenari che si prospettano, caldeggiati dalla politica tedesca, guardano al mantenimento degli obiettivi fissati sul 2025 ma la possibilità di rinviare l’elevazione delle sanzioni se, nei due anni successivi, un costruttore non dovesse rientrare nel target. Obiettivi fermi ma con un po’ di flessibilità sul loro raggiungimento.

La direttrice generale dell’Acea, Sigrid de Vries, ha commentato in merito: “I produttori sono i soli a sostenere il peso di una trasformazione ostacolata da fattori che sfuggono al loro controllo, come l’inadeguatezza delle infrastrutture di ricarica e gli insufficienti incentivi all’acquisto.

È incoraggiante vedere che gli Stati membri dell’UE discutono di opzioni concrete e praticabili per alleviare la pressione immediata e sproporzionata della conformità alle norme, come l’introduzione di periodi di conformità pluriennali o l’autorizzazione a incamerare e prendere in prestito i crediti di CO2 da un anno all’altro.

Ridurre i costi di conformità alle norme per il 2025, mantenendo al contempo la trasformazione della mobilità verde, è essenziale per garantire la resilienza del settore automobilistico dell’UE e la capacità a lungo termine di affrontare la transizione verde“.

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