La Legge di Bilancio oggi penalizza, e di molto, i fringe benefit per le auto termiche a uso promiscuo, tra le quali l’esecutivo ha inserito anche le full hybrid.
I nuovi coefficienti fanno sì che solo l’elettrico (con una tassazione al 10% del costo chilometrico) e le ibride plug-in (con una tassazione al 20%) siano competitive. Tutto il resto, diesel e benzina al pari del full hybrid, è tassato al 50%.
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La leva fiscale, da un lato, sta spingendo molte aziende ad accelerare sulla conversione del parco auto all’elettrico, dall’altro spinge ad abbandonare le full hybrid in favore dell’ibrido ricaricabile.
Non solo: molte aziende ancora con un parco auto diesel (non pronte a gestire l’elettrico) valutano di passare al plug-in, mettendo in conto canoni di noleggio più alti e maggiori spese di carburante.
I RISCHI DELLE PLUG-IN IN FLOTTA
A scanso di equivoci: le ibride plug-in possono essere un’ottima scelta per alcune fasce della car policy.
Quando l’ibrido ricaricabile funziona
Se consideriamo, ad esempio, un’auto in uso promiscuo assegnata a un dirigente che la usa tipicamente per un percorso cittadino casa-lavoro (e che possibilmente ricarica in azienda) la plug-in può essere il prodotto giusto: un’auto di pregio, con modelli nuovi che hanno notevolmente allungato l’autonomia in elettrico, correttamente ricaricata.
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Funziona. Ma spesso le cose non stanno così.
Quando le plug-in sono un fallimento
Molti Fleet Manager, dopo avere inserito in flotta le plug-in, si confrontano con spese di carburante molto più alte del preventivato. Questo, in primo luogo, perché i consumi effettivi delle plug-in non corrispondono nemmeno lontanamente a quelli dichiarati.
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In secondo luogo, le plug-in spesso non vengono correttamente ricaricate.
Se le spese di rifornimento sono coperte dall’azienda, il driver è poco incoraggiato a impegnarsi nella ricarica dell’auto, specie se non è possibile ricaricare in azienda.
Una flotta commerciale diesel convertita al plug-in rischia di spendere il 30% in più di carburante, di emettere molta più CO2: in definitiva costa di più e non apporta benefici ambientali.
IL RISCHIO FINANZIARIO
C’è inoltre un altro rischio, legato al fatto che la fiscalità dell’auto aziendale è sempre soggetta a mutamenti.
Possiamo aspettarci, anche nel medio-lungo termine, che l’elettrico continui a essere premiato a livello fiscale (date le indicazioni a livello europeo) ma possiamo dare per scontato lo stesso per quanto riguarda il plug-in?
Come abbiamo visto, con il nuovo standard Euro 6e-bis, i test diventano più vicini alla realtà e di conseguenza le emissioni delle plug-in schizzeranno in alto. In un’ottica di neutralità tecnologica (se, cioè, si tornerà a premiare le emissioni basse, piuttosto che il tipo di motorizzazione) l’ibrido plug-in verrà penalizzato.
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