Il 2024 è un anno da dimenticare per la maggior parte dell’industria automobilistica, soprattutto in Europa. Sappiamo bene che è stato l’anno del tracollo di Stellantis, che ha visto l’uscita di scena del suo AD Carlos Tavares; e di Volkswagen, i cui problemi ignorati da anni sono emersi quasi tutti in una volta sola.
Eppure, secondo alcuni esperti economisti e dell’industria stessa, non sarà così nel 2025. Un anno che sarà altrettanto complesso, per l’entrata in vigore delle nuove normative sulle emissioni che stanno facendo la fortuna di Tesla, ma anche per i probabili sconti sulle auto elettriche per evitare le pesanti multe, e all’arrivo di vetture a batteria sempre più competitive, e non solo dalla Cina, che potrebbero risollevare le sorti delle vendite automobilistiche in Europa.
A livello globale, invece, sembra non ci sia dubbio. Secondo il report Automotive outlook 2025 redatto da Economist Intelligence, le vendite annuali di veicoli nuovi raggiungeranno il record di 97,2 milioni di unità nel 2025, con un aumento del 2% delle vendite di nuove auto e del 4% degli LCV, che si confermano il settore trainante di questo periodo – tanto che tutti ci puntano.
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L’ANNO MAKE-OR-BREAK DELLA GERMANIA
Nel 2025, però, gli occhi sono prima di tutto puntati sulla Germania, il “malato d’Europa”, e tra le cause principali del calo di vendite di automobili in Europa, dato che ne rappresenta il mercato più grande. Molti media internazionali hanno definito questo come il “make-or-break year“, cioè l’anno in cui “o la va o la spacca”.
L’economia tedesca, va detto, inizia il 2025 ancora in recessione, dovuta proprio alla crisi automotive che in Germania importante settore automobilistico che contribuisce significativamente alla stagnazione.
Volkswagen, sempre in dialogo con i sindacalisti, ha annunciato piani per tagliare migliaia di posti di lavoro in Germania nei prossimi anni. Licenziamenti di massa sono previsti anche in altre case automobilistiche tedesche.

Una “combinazione di difficoltà”, o una “policrisi tedesca”, come dice Stefan Bratzel, esperto del Center of Automotive Management, dovuta da una parte a ritardi e mancato adeguamento al cambiamento del settore, e dall’altra al fatto che le stesse aziende tedesche (ed europee) sono ancora in fase di apprendimento delle competenze necessarie per la transizione verso la mobilità elettrica, i veicoli basati su software e la guida autonoma.
Un portavoce dell’Associazione dell’Industria Automobilistica Tedesca (VDA) attribuisce parte delle difficoltà alle decisioni politiche, in particolare alla brusca interruzione dei sussidi per i veicoli elettrici da parte del governo Scholz a dicembre 2023 e alla scarsa infrastruttura di ricarica in Germania che, come abbia constatato anche noi nel nostro ultimo viaggio, è migliorata ma ancora non al massim delle sue possibilità.
Ma ci sono stati anche tanti errori di gestione, su cui si è focalizzato principalmente Frank Schwope, docente di economia automobilistica in Germania, che ha criticato e accusato i dirigenti di avere ignorato i segnali di cambiamento. Bratzel aggiunge – questo in maniera opinabile, va detto – che l’industria è rimasta indietro nella competizione globale a causa di alti costi del lavoro e benefici come ferie prolungate e assistenza sanitaria, che erano sostenibili solo finché la Germania manteneva un vantaggio competitivo in innovazione.
Un problema fondamentale, secondo Bratzel, è che i produttori tedeschi eccellono nella costruzione di auto tradizionali ma faticano con i veicoli elettrici, che richiedono software avanzati e componenti elettronici invece di parti meccaniche. Dirk Dohse, dell’Istituto per l’Economia Mondiale di Kiel, sottolinea che gli ingegneri tedeschi restano tra i migliori al mondo, ma manca flessibilità nel management per attrarre nuovi gruppi di clienti, come i giovani asiatici che hanno maggiore expertise in questo.
Per questo, il 2025 sarà cruciale per la Germania: i citati esperti lo vedono come l’ultimo anno utile per recuperare terreno. “La Germania deve essere almeno tanto innovativa quanto costosa,” ha dichiarato Bratzel.
Uno studio dell’Istituto Prognos, commissionato dalla VDA, evidenzia che, se l’attuale trend degi veicoli elettrici continua, entro il 2035 ci saranno circa 186.000 posti di lavoro in meno nel settore rispetto al 2019. Tra il 2019 e il 2023 sono già stati persi 46.000 posti, con altri 140.000 previsti entro il 2035. La VDA chiede azioni politiche rapide, tra cui meno burocrazia, più accordi commerciali, un sistema fiscale competitivo e processi di approvazione più semplici e rapidi.
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UN ANNO DI CRESCITA
Nonostante il calo in Germania, Svezia, Italia e Spagna, le vendite di veicoli elettrici sono cresciute anche in Europa nel 2024, con diversi record raggiunti. In Norvegia c’è stato lo storico sorpasso dei veicoli elettrici nel parco auto circolante totale, e picchi del 95% sul venduto nuovo. Anche in Danimarca è stato l’anno dei record, tanto che negli ultimi mesi dell’anno le elettriche hanno toccato oltre il 60% del totale delle auto vendute su base annua.

Anche il Regno Unito, la Francia e la Finlandia si sono dimostrati mercati favorevoli. In particolare, il mercato britannico è stato spinto dalle nuove multe imposte dall’ex esecutivo di Rishi Sunak, confermate anche dopo le elezioni che hanno visto la caduta dei Tories e il ritorno al governo dei Laburisti con Keir Starmer. Questi risultati rendono ancora UE ed Europa in generale il secondo mercato globale per le BEV, e insieme alla Cina portano la percentuale al 50%, sempre secondo l’Economist.

In generale, in tutto il globo i veicoli elettrici rimarranno il segmento con le migliori prestazioni, crescendo di circa il 16% fino a 19,4 milioni di unità. Tuttavia, barriere commerciali in aumento impediranno una crescita più rapida del mercato, frammentando le catene di approvvigionamento e mantenendo alti i prezzi degli EV.
I responsabili politici continueranno a impegnarsi per ridurre le emissioni, la congestione e il traffico, ma incontreranno una crescente opposizione da parte dei consumatori. Peseranno anche le multe sulle emissioni, che da quest’anno sono ben più salate, così come le vendite delle quote di Tesla, che ancora più del solito, stanno facendo la sua fortuna.

Parlando di auto in generale, il report stima che, dopo quattro anni di eventi globali avversi, dalle pandemie ai conflitti militari, le vendite di veicoli nei 60 principali mercati mondiali raggiungeranno 97,2 milioni di unità nel 2025, superando il record del 2017. Secondo il report dell’Economist, nel 2024 la crescita delle vendite di auto nuove è stata marginale, ma nel 2025 il mercato crescerà del 2,3% anno su anno, grazie in gran parte all’espansione del mercato EV.
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LA DIFFICILE RIPRESA DELLE AUTO ELETTRICHE
Sarà lo sviluppo di sussidi generosi da parte dei responsabili politici globali a favorire una “ripresa verde”, gli stessi che negli anni della pandemia hanno spuinto le loro vendite: citando i dati, loro quota di vendite di auto nuove è passata dal 3,4% (2,1 milioni di unità) nel 2019 al 21,8% (13,6 milioni di unità) nel 2023. Ciò significa che in paesi come l’Italia, che non hanno rinnovato gli incentivi, la quota potrebbe rimanere stabile al 4% o addirittura scendere.
Anche molti altri governi hanno ritirato i sussidi diretti agli EV, ma continuano a offrire agevolazioni fiscali e a imporre obiettivi obbligatori ai produttori. Ad esempio, in Cina, gli incentivi per l’acquisto di elettriche sono stati eliminati nel 2023, ma i crediti d’imposta rimangono. Inoltre, i produttori devono garantire che gli EV rappresentino il 20% delle vendite della flotta entro il 2025.
Peseranno in questo gli eventuali grossi sconti che i produttori faranno per cercare di vendere le elettriche, e soprattutto l’arrivo di vetture a batteria più abbordabili. In Europa, la Renault 5 E-Tech (non a caso Car of the year 2025), la Hyundai Inster, ancor di più la Renault Twingo che arriverà sul finire dell’anno, la Citroen e-C3 e Fiat Grande Panda o, dalla Cina, la BYD Atto 2 e BYD Seagull (tutte vetture con listino base sotto i 30.000 o i 25.000 €) secondo molti daranno nuova linfa al mercato.

Le vetture endotermiche, invece, potrebbero uscirne penalizzate proprio dalle multe e dalle sempre più stringenti normative, anche in termini di sicurezza, che hanno fatto in generale lievitare il prezzo delle auto, tanto che in Italia il costo medio di un’auto nuova è di 30.000 €, indipendentemente dalla motorizzazione, e in Europa non va diversamente. La differenza è che 30.000 € pesano su una popolazione che guadagna all’anno meno di 25.000 € (sempre in media).
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UN ANNO POSITIVO?
Nonostante i timori dei produttori automobilistici per le emissioni e l’aumento dei costi, secondo i report più rilevanti il 2025 sarà un anno positivo, per certi aspetti di recupero su un 2024 che è stato difficile.
Ciò non significa che non sarà complesso, per tutti i motivi che si sono detti. Ma grazie anche al calo dei prezzi delle materie prime e al velocissimo sviluppo di nuove batterie e tecniche di produttive, nonché la spinta per il ritorno della produzione in Europa (la Renault 5 E-Tech è Made in France, e interamente Made in Europe sono Citroen C3/Fiat Grande Panda, e dal 2025 anche la Volvo EX30 sarà prodotta in Belgio insieme alle altre) aiuteranno a risollevare il mercato – che resta sempre un’incognita.
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