25 ottobre 2018

Dall’Euro 1 all’Euro 6 d-Temp: guida alle classi ambientali delle vetture circolanti in Italia

La normativa Euro 6 d-Temp è solo l'ultima declinazione delle classi ambientali delle auto. Dall'Euro 1 all'Euro 6 di strada ne è stata percorsa, ma nei prossimi anni le Case dovranno sforzarsi ulteriormente per abbassare le emissioni delle loro gamme.

La sigla è sulla bocca di tutti. Ma quando si parla di normativa Euro 6 e di quelle precedenti molte domande sorgono spontanee. Cosa significa, nel dettaglio, la denominazione Euro con il numero vicino? Quali sono i parametri che caratterizzano le singole classi ambientali? Cosa ci sarà dopo l’Euro 6? E cos’è l’Euro 6 d-Temp, di cui tanto oggi si parla?

Guida classi ambientali auto

Per rispondere a queste domande, vi proponiamo un vademecum completo sulle tipologie di vetture che attualmente circolano nel nostro Paese. Dell’ultima declinazione abbiamo già parlato approfonditamente ma noi vogliamo cominciare proprio dall’inizio.

LA GENESI DELLE CLASSI AMBIENTALI

Ci sono classi ambientali che, ormai (possiamo dirlo), fanno parte della storia delle quattro ruote. Le riassumiamo qui in breve:

  • Pre-euro: questa normativa indica i veicoli che non hanno catalizzatore e alimentazione a iniezione. Si parla di vetture immatricolate prima del 1993, ovvero 25 anni fa.
  • Euro 1: Nel 1993, un provvedimento legislativo ha obbligato le Case auto a montare sui modelli da omologare la marmitta catalitica e gli iniettori. Requisiti minimi per riconoscere il veicolo come appartenete alla categoria Euro 1.
  • Euro 2: Tre anni dopo, l’attenzione della normativa si è spostata sui motori diesel, introducendo l’obbligo di riduzione delle emissioni inquinanti, che all’epoca erano superiori a quelle dei motori a benzina. Ecco, quindi, l’Euro 2.
  • Euro 3: Nuova svolta nel 2001, con la normativa che ha stabilito l’obbligo per le Case di installare sulle nuove vetture un sistema Eobd per ridurre le emissioni.

NORMATIVA EURO 4 E EURO 5

La situazione del parco circolante italiano è risaputa. Secondo le ultime statistiche l’età media si avvicina agli undici anni, per cui le normative Euro 4 e Euro 5 riguardano ancora buona parte dei veicoli attualmente circolanti. 

Cosa prevede la normativa Euro 4? Introdotta obbligatoriamente dal primo gennaio 2006, ha imposto ai Costruttori un’ulteriore notevole riduzione delle emissioni. Nello specifico, ci si è concentrati sull’abbattimento dell’ossido di carbonio e dell’ossido di azoto (NOx). Per intenderci, rispetto all’Euro 1, si parla, per questi due elementi, di una differenza del -90%. La normativa Euro 4, però, presenta ancora livelli alti di particolato nei motori diesel. Un aspetto sul quale, all’epoca si è molto dibattuto, fino all’introduzione della classe ambientale successiva, nel 2009.

Cosa dice la normativa Euro 5? Semplice, interviene proprio sul particolato, considerando che verso la fine del decennio l’industria aveva fatto passi in avanti importanti nella tecnologia di fabbricazione dei filtri, mentre, rispetto all’Euro 4, lascia quasi inalterati gli NOx. La differenza in termini green, dunque, è netta sui motori diesel, quasi nulla sui benzina.

Normativa Euro 6 emissioni inquinanti

COSA PREVEDE LA NORMATIVA EURO 6

Veniamo, quindi, al periodo più recente e all’introduzione della normativa Euro 6, avvenuta nel settembre di quattro anni fa.

La stretta ha riguardato, ancora una volta, i motori diesel e l’abbattimento delle emissioni (in particolare idrocarburi incombusti e NOx) è avvenuto attraverso nuovi e sofisticati impianti per il trattamento dei gas di scarico, come la valvola EGR e il sistema SCR, basato su uno speciale catalizzatore che, grazie al contributo dell’additivo AdBlue, trasforma i gas di scarico prima in ammoniaca, poi in vapore acqueo e azoto. Rientrano nell’Euro 6, ovviamente, anche i motori ibridi e elettrici.

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EURO 6 C

Dove siamo arrivati oggi? Ci sarà una normativa Euro 7 nei prossimi anni? La risposta a quest’ultima domanda è che per ora sono previsti diversi step dell’Euro 6.

Tra questi c’è l’Euro 6 c, obbligatorio per tutti i veicoli venduti da settembre. L’Euro 6 c non prevede particolari modifiche ai motori diesel, bensì punta alla riduzione del particolato emesso dai benzina. Ecco perché molte Case, come Peugeot sulla 308, hanno adottato un apposito filtro antiparticolato anche sulle motorizzazioni a benzina.

EURO 6 D

Il prossimo step già definito sarà l’Euro 6 d, che entrerà in vigore in due diverse fasi. La prima prenderà il nome di Euro 6 d-Temp, sarà obbligatoria per i veicoli immatricolati da settembre 2019 e prevede che le emissioni inquinanti siano misurate in base al nuovo ciclo di omologazione WLTP (scopri cosa stanno facendo le Case per adeguarsi) e al Real Driving Emission (RDE) test, inaugurati a partire dal 2017.

normative classi ambientali

L’Euro 6 d sarà invece obbligatorio in omologazione a gennaio 2020 e in immatricolazione a gennaio 2021. La differenza tra Euro 6d-Temp e Euro 6d sta nella tolleranza applicata nei test: se, per il primo, quest’ultima è del 110% tra le prove in laboratorio e quelle su strada (RDE), con l’Euro 6 d definitivo lo scarto massimo sarà del 50%.

COSA PREVEDE L’EURO 6 D-TEMP

Come accennato, l’Euro 6d-Temp entrerà in vigore a partire da settembre 2019, mentre è già in vigore da settembre 2018 per le nuove omologazioni, ovvero i nuovi modelli che entrano nel mercato.

Per adeguarsi alla nuova normativa, i Costruttori hanno adottato le più recenti tecnologie disponibili, come, per esempio, il filtro antiparticolato GPF sui motori benzina e il sistema di riduzione catalitica selettiva (SCR) con AdBlue sui motori turbodiesel.

L’obiettivo è ottimizzare ulteriormente il trattamento dei gas di scarico. Il sistema del filtro antiparticolato adottato dal benzina permette una rigenerazione ottimale (grazie all’ossidazione delle particelle che si accumulano nel filtro), riducendo al massimo le emissioni di particolato.

Il processo SCR sui diesel, invece, prevede l’iniezione dell’AdBlue nel flusso dei gas di scarico. Decomponendosi in ammoniaca, la soluzione reagisce con gli NOx presenti nei gas di scarico stessi, che entrano nel catalizzatore, trasformandoli in azoto e vapore acqueo, due sostanze innocue.

Un’ulteriore “dichiarazione di guerra” all’inquinamento e un passo avanti verso un futuro green, che sicuramente, come già accaduto in passato, troverà nelle flotte aziendali le principali sostenitrici.

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