Se la Sealion 7 è la risposta di BYD (ben riuscita, la prima che mi ha convinto) a Model Y, la BYD Atto 2 è invece la proposta del colosso cinese per quanto riguarda l’entry level del mondo SUV. La risposta del marchio soprattutto alla Jeep Avenger, ma anche a Volvo EX30, Lynk & Co 02 o Mini Aceman.
Questo SUV compatto, versione europea della BYD Yuan Up e quindi parte della famiglia Dynasty (come Atto 3, Han e Tang), offre un prezzo piuttosto interessante, specie se rapportato alla dotazione di serie e alla tecnologia. Guerra dichiarata a Grande Panda, e-C3 e e-C3 Aircoss, la BYD Atto 2 parte da 29.900 € in allestimento Active e 31.990 € per l’allestimento Boost della prova. In arrivo anche una versione Comfort, con autonomia di 420 km e ricarica più rapida, a circa 35.000 €.
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IL DESIGN DELLA BYD ATTO 2
L’origine Dynasty del design è piuttosto evidente, perché l’auto assomiglia alla Atto 3 ma con elementi più moderni. Ad esempio i fari di forma rettangolare si integrano alla fascia in nero lucido, ed elementi a LED si uniscono alla cromatura centrale, creando continuità.

Ci sono anche dettagli relativamente ricercati, come il tetto effetto sospeso, grazie al contrasto con il nero presente sui montanti.
Dietro, invece, alcuni cambiamenti: i fari sono connessi al centro, ma elaborati nella trama a LED che richiama un nastro intrecciato, carino da vedere.

Interessante la possibilità, al momento unicum nel segmento, di avere la chiave digitale: esattamente come su Sealion 7, e su altre vetture del brand, sulla calotta dello specchietto c’è un sensore NFC, per cui basta avvicinare lo smartphone o la card per aprire la vettura.
INTERNI
Gli interni propongono un layout superiore alla categoria, quantomeno per dotazione tecnologica. C’è una bella alternanza tra ecopelle, plastiche e altri materiali – dipende poi dall’allestimento scelto. Intelligente l’idea del fondo lavabile ed estraibile, per mantenere l’auto il più possibile pulita.

Il top di gamma Boost include anche tetto panoramico, telecamera a 360°, sedili anteriori riscaldati e ricarica wireless per smartphone. Qui, c’è anche la possibilità di avere la regolazione elettronica del sedile.
Il focus è ovviamente sui display, secondo la tipica impostazione del marchio. Dietro il volante il primo display, con tutte le informazioni relative alla vettura, i sistemi ADAS e quant’altro, mentre al centro quello più grande, dotato dell’ultima versione dell’OS proprietario di BYD, già apprezzata su Sealion 7, fluida e con app integrate come Spotify.

Ribadisco che il plus di BYD rispetto ad altri cinesi è la possibilità di accoppiare CarPlay e Android Auto, accontentando chi non apprezza la possibilità di avere nativo o di usare il navigatore integrato.
Parlando di spazio a bordo, non è male: davanti ci si sta bene, e anche dietro, nonostante le dimensioni compatte, se la cava bene. Sicuramente un grande vantaggio è il bagagliaio con la capacità minima di 400 litri, tra le più grandi della categoria.
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NON UN’AUTO PER LUNGHI VIAGGI
La BYD Atto 2 non nasce come auto per i lunghi viaggi, né per l’autonomia dichiarata né per le prestazioni di ricarica. Parlando di dati, i 45,1 kWh della batteria Blade di tipo, naturalmente, LFP offrono 312 km di autonomia su ciclo WLTP, forse un po’ pochi per un’elettrica di questa categoria che arriva nel 2025.

La potenza del motore è di 177 CV, lo 0-100 è in 7,9 secondi e questo è buono per districarsi nella guida urbana, che richiede prontezza in accelerazione, non prestazioni da urlo né da supercar.
Il vero limite è la capacità di ricarica in corrente continua: appena 65 kW, inferiore a tutte le concorrenti (persino alla Mini Aceman, ma anche a più piccole e di generazione più vecchia come la Fiat 500 elettrica). Ciò significa che la ricarica dal 10% all’80% richiede 37 minuti, un tempo forse un po’ lungo. BYD dice che arriverà una versione con una batteria più grande, di cui ancora non si conosce la capacità, e che porterà un’autonomia di 420 km e una ricarica 10-80% in 27 minuti, tempi certamente molto più accettabili.
Da questo punto, quindi, rimandata. Parlando di guida, l’auto punta tutto sul comfort cittadino, e in questo ha un’impostazione e un assetto tipicamente cinesi.

Le buone impressioni rimangono in città e in autostrada, ma appena si affrontano curve più impegnative, emergono i limiti. Premendo un po’ sull’acceleratore, l’auto perde rapidamente aderenza e tende al sottosterzo. In generale il settaggio è troppo morbido. Non deve essere una sportiva, ma in una manovra d’emergenza è importante che l’auto rimanga stabile e prevedibile. Anche affrontando una curva cieca con un po’ di brio, sarebbe preferibile poter correggere la traiettoria con gas e sterzo senza rischi inutili.
Molto bene invece il comparto ADAS, con dispositivi che sulla concorrenza sono optional o addirittura inesistenti. Parlo di Cruise Control Adattivo, monitoraggio dell’attenzione del conducente (questa troppo sensibile), angolo cieco, sistema di telecamere a 360 gradi, mantenimento della corsia e molto altro.
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