C’era la Mini Paceman, quel particolare crossover a tre porte mai troppo capito, e c’era la Mini Clubman, tra i modelli più particolari del marchio britannico. La loro eredità si chiama Mini Aceman, primo modello a venire commercializzato solo elettrico del brand, frutto della collaborazione con Great Wall Motors, su una piattaforma dedicata, che si pone tra la Cooper e la Countryman, che nel frattempo è cresciuta molto nelle dimensioni.
La promessa è quella di avere la stessa guida “go-kart feeling elettriricato” della Cooper, ma più versatilità, in un’auto che, comunque, nasce per la città. Tre le proposte:
- Aceman E con batteria da 42,5 kWh, autonomia di 305 km su ciclo WLTP e motore da 184 CV e prezzo a partire da 32.100 € (fino a dicembre, poi da 35.100);
- Aceman SE, con batteria da 54,2 kWh, autonomia di 406 km su ciclo WLTP e motore da 218 CV e prezzo a partire da 35.500 €;
- Aceman John Cooper Works (da gennaio), con batteria da 54,2 kWh, autonomia di 355 km su ciclo WLTP e motore da 258 CV da 44.500 €.
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MINI ACEMAN: SOSTENIBILITÀ IN 4 METRI
La Aceman nasce per rimanere nel segmento dei B-SUV, e infatti è vicina alla vecchia Countryman nelle dimensioni: 4,07 metri in lunghezza (la vecchia Countryman era 4,3, quella nuova supera i 4,5). Compete quindi con Volvo EX30, Kia EV3 e Jeep Avenger. Della Paceman riprende fortunatamente solo il concetto di crossover compatto, della Clubman le 5 porte e lo spazio interno.

Il design è molto simile a quello delle altre Mini, vicino anche alla concept car presentata negli scorsi anni, ma con un tocco di personalità.

Nella giornata di test, ho avuto modo di provarla sia in versione Aceman E e allestimento Favoured, sia in versione JCW-Style, e la seconda secondo me spicca di più.

In ogni caso, si distingue per i fari anteriori tagliati e non perfettamente tondi, e il posteriore un po’ bombato con fari pixel-LED che replicano come di consueto la Union Jack, ma sono personalizzabili in 3 fantasie diverse, da scegliere tramite il display touch centrale interno. Ampia la gamma colori, vivaci come da tradizione, così come i cerchi in lega che possono arrivare fino a 19”.
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INTERNI
Come al solito, negli interni Mini bisogna chiudere un occhio sulle plastiche rigide che abbondano. Ma in ogni caso, il layout interno è quello delle ultime Mini, un tripudio di design minimalista e ben curato, qui con materiali sostenibili.

Nell’allestimento Favoured, la plancia è rivestita con tessuto derivato da materiali riciclati, e i sedili in pelle vegana. Al centro il display OLED touch rotondo da 24 cm, compatibile wireless con CarPlay e Android Auto e personalizzabile in diversi temi, chiamati Experience. Sotto, un comodo toggle che integra il selettore di marcia, il pulsante di accensione e alcuni comandi relativi al clima, oltre al selettore delle citate Experiences.

Un unico vano porta-oggetti antiscivolo sostituisce il tunnel centrale, e ha doppio porta-borracce anteriore e singolo posteriore, e un totale di 4 prese USB-C. C’è anche un bracciolo, ma quasi inutile perché troppo piccolo e, soprattutto, fisso. Nelle versioni più ricche, come la JCW, è possibile avere anche delle borsette porta-oggetti, a sostituire il classico vano posto sotto il bracciolo.

L’auto è comunque comoda all’anteriore, mentre dietro persone alte oltre il metro e novanta ci stanno al pelo, specie se chi guida ha la stessa altezza. Persone più basse o bambini non hanno problemi, e non c’è mai sensazione di claustrofobia grazie agli interni bianchi, in questo caso, e al tetto panoramico in vetro.
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MOLTO REATTIVA, MA AUTONOMIA E RICARICA SONO SOTTOTONO
Con un peso maggiore di 100 kg rispetto a una Cooper con la stessa configurazione, la Aceman è leggermente meno agile nelle curve strette, ma ha olta più reattività della maggior parte delle concorrenti già nella versione da 184 CV, cosa che permette alla Acean di rimanere fedele alla tradizione Mini di offrire piacere di guida.

Per chi cerca un’auto elettrica compatta, pratica e divertente per la città, la Aceman non ha rivali diretti, merito anche di un volante forse un po’ troppo spesso ma che si impugna bene, e di una guida rialzata ma non eccessivamente alta. Certo, l’altro lato della medaglia sono le sospensioni, forse un po’ troppo rigide per un’auto di questo genere, soprattutto sui dossi. Bisogna un po’ fare l’abitudine al suono riprodotto dalle casse di Harman/Kardon in sostituzione del motore: l’ispirazione sembra quello di Hans Zimmer per le BMW, ma l’effetto è un po’ strano.

La potenza e l’esperienza di guida, quindi, ci sono tutte. Ma il comparto autonomia-ricarica è davvero sottotono. Sulla E Favoured c’è la batteria da 42,5 kWh, che promette 305 km di autonomia su ciclo misto, ma già l’auto segnala su display 195 km al 95%, che considera più realistici. Non solo, questa versione ha ricarica in DC di appena 70 kW, troppo poco per un’auto nata su piattaforma nativa elettrica, e uscita a fine 2024.

La versione SE con 218 CV e batteria da 54,2 kWh è quella da considerare: qui l’autonomia promessa sale a 405 km (sempre su omologazione, il display ne proietta meno), e anche la guida è più dinamica dell’altra. La potenza di ricarica sale a 95 kW, meglio di 70 e con un 20-80% in 30 minuti, ma ancora pochi rispetto a tutte le concorrenti.

Insomma, Mini ha pensato la Aceman per un uso urbano e per ricaricarla a casa, e vista in tal senso è perfetta. Ma data la piacevolezza di guida, sarebbe stato bello un impegno in più anche lato ricarica per qualche viagio un po’ più lungo. Ma anche per i sistemi ADAS, per la prima volta tutti di serie su una Mini, e che includono cruise control, mantenimento di corsia e in generale un comparto avanzato che funziona bene e che si sposa bene anche alla guida in tangenziale e in autostrada.
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