L’industria automotive europea si trova di fronte a un punto di svolta. La transizione energetica e l’arrivo sul mercato di nuovi competitor stanno mettendo a dura prova i brand storici del Vecchio Continente. E, con i profitti in calo e nuove forme produttive, anche gli stabilimenti e i posti di lavoro vacillano. Di fronte a tale situazione si stanno mobilitando, in Italia e in tutta Europa, le associazioni di categoria. Scioperi da nord a sud, in un’azione di protesta congiunta che chiede strategie concrete volte a sostegno dei lavoratori.
SCIOPERO NAZIONALE CONTRO STELLANTIS
I sindacati Fim, Fiom e Uilm, in un’azione congiunta, hanno proclamato uno sciopero nazionale di 8 ore nella giornata di venerdì 18 ottobre. In tale data è prevista anche una manifestazione nazionale in piazza del Popolo, a Roma. L’iniziativa ha come fautori i dipendenti di Stellantis, cui potranno unirsi tutti i dipendenti dell’automotive e del settore della componentistica auto. La nota stampa diffusa dai rappresentanti sindacali parla di un’azione il cui fine è “difendere l’occupazione e costruire il futuro dell’industria dell’auto”.
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Le richieste dei sindacati alle istituzioni
Nel primo semestre del 2024, fanno sapere i sindacati, in Italia si è prodotto il 36% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A rischio vi è la prospettiva occupazionale e – considerato che l’automotive rappresenta l’11% del Pil – l’intera economia nazionale. Al Governo, i rappresentanti dei lavoratori chiedono “risorse pubbliche, vincolate a precisi impegni di tenuta occupazionale da parte delle imprese. Risorse che non devono essere limitate agli incentivi per l’acquisto di auto, i quali, tra l’altro, nel 2024 non hanno dato benefici alle produzioni nel paese”.
Alle case costruttrici vengono richiesti piani industriali specifici: missioni produttive sufficienti a saturare tutte le fabbriche, investimenti negli enti di ricerca e più in generale negli enti centrali. E l’appello si allarga alla Commissione europea: “L’Unione deve imprimere più forza ai cambiamenti tecnologici, accompagnando questo cambiamento con un serio e deciso piano di salvaguardia occupazionale, che non escluda il blocco dei licenziamenti, attraverso azioni per la formazione, ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro e un forte sostegno alla riduzione dell’orario di lavoro. Non si può accettare una transizione contro il lavoro e con costi sociali enormi”.
Interessata anche la catena della componentistica
A prendere parte allo sciopero saranno anche i lavoratori della catena della componentistica. Sono numerose le vertenze, anche non metalmeccaniche, giunte sul tavolo del Mimit. Vertenze che denunciano il progressivo trasferimento delle produzioni della componentistica verso altri paesi e la conseguente chiusura di numerose imprese di piccole dimensioni.
“È necessario che, oltre al confronto in corso con Stellantis e agli impegni già presi, si attui un piano strategico con azioni mirate anche per le aziende della componentistica. Poiché il settore è strategico e trasversale rispetto alle competenze di più Ministeri, riteniamo non più procrastinabile e indispensabile il coinvolgimento da parte della Presidenza del Consiglio” affermano i sindacati.
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IN BELGIO SCIOPERO DEI DIPENDENTI AUDI
Partendo da una questione locale, ha assunto caratteri comunitari la manifestazione svoltasi lo scorso 16 settembre a Bruxelles. Un grande corteo è partito dalla sede della Ces – Confederazione europea dei sindacati per arrivare di fronte al Parlamento Ue in place Luxembourg. A sfilare i dipendenti dello stabilimento Audi, a rischio chiusura dopo 75 anni di attività a causa dei problemi della casa madre Volkswagen.
La fabbrica belga di Audi è considerata un’eccellenza nella produzione di auto elettriche: “dopo anni di profitti record, vogliono farci pagare la crisi, ma noi non lo accetteremo mai” sono state le parole di Sor Hillal, segretario generale del sindacato Fgtb. A fianco dei dipendenti Audi, migliaia di cittadini e delegazioni sindacali arrivate da tutta Europa, Italia compresa. La questione, ormai è chiaro, riguarda tutti gli stati nessuno escluso. “Siamo intrappolati tra gli Stati Uniti con le loro misure e i bonus volti ad attirare posti di lavoro, e la Cina che produce a costi inferiori. L’Europa, da parte sua, lascia che il mercato si autoregolamenti, il che non funziona” è il commento di Grégory Dascotte del Fgtb.
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GLI OPERAI VOLKSWAGEN MINACCIANO LO SCIOPERO
Si attendono massicci scioperi anche in Germania, a seguito delle dichiarazioni di Arne Meiswinkel, responsabile del personale e capo negoziatore di Volkswagen, secondo cui per restare competitiva la casa sarà costretta a tagliare i costi e “ciò richiederà un contributo da parte dei dipendenti”. Si parla, in parole povere, si chiusura degli stabilimenti e licenziamenti. Il ceo Oliver Blume, ha ipotizzato una riduzione della forza lavoro tedesca pari al 10%, ovvero 30.000 dipendenti.
Negli scorsi giorni si sono tenuti incontri tra i rappresentanti Volkswagen e i sindacalisti di IG Metal. I rappresentati sindacali si oppongono fermamente a licenziamenti obbligatori e alle chiusure delle fabbriche e, in vista della scadenza dell’attuale contratto di lavoro del 1° dicembre 2024, minacciano scioperi in tutto il paese.
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