Contrariamente a quello che molti automobilisti temono, non è necessario rivoluzionare il proprio impianto elettrico quando si compra un’auto elettrica.
Certo: ricaricare il veicolo costa energia, ma una normale wallbox dotata di sistema DLM (Dynamic Load Management) è in grado di regolare automaticamente la potenza di ricarica in base ai consumi domestici, evitando blackout.
COME RICARICARE IN CASA
Se di compra un’auto elettrica e si ha la possibilità di ricaricare a casa è sempre meglio dotarsi di una wallbox (più sicura), limitando l’uso del “carichino” portatile in dotazione all’auto.

Una wallbox con gestione dinamica del carico (o Dynamic Load Balancing) è la soluzione ideale per chi ha un contatore da 3 kW. Questo sistema permette di caricare l’auto alla massima velocità possibile senza mai far scattare la corrente quando si accendono altri elettrodomestici.
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La presa domestica tradizionale schuko (quella comune presa elettrica a incasso circolare), spesso utilizzata con il cavo di emergenza fornito con l’auto, è sconsigliata come sistema abituale di ricarica.
La sua potenza è limitata (circa 2,2 kW) e non è ovviamente in grado di regolarsi in base ai consumi domestici. Inoltre, esiste il rischio di surriscaldamento e danni all’impianto. Si tratta, quindi, di un uso che non deve essere regolare.
Tuttavia, anche questo metodo di ricarica è perfettamente compatibile con un impianto domestico da 3 kW. Bisognerà solo stare attenti a limitare l’uso degli elettrodomestici.
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Il grande vantaggio della ricarica domestica è che avviene tipicamente di notte, quando gli altri consumi energetici sono al minimo e non c’è fretta di completare la ricarica.
SE 3 KW NON BASTANO
Con una wallbox da 3 kW si ottengono circa 30 kWh in 10 ore, sufficienti per una citycar elettrica. Tuttavia, per ricaricare completamente batterie più grandi in una sola notte o avere tempi di ricarica meno dilatati, può essere utile passare a 4.5 kW o 6 kW.
Non è difficile né particolarmente costoso. Si pagano una tantum circa 56 € per ogni kW aggiunto. Dopodiché, la bolletta mensile aumenterà di circa 2€ per ogni kW aggiuntivo. Quindi, possiamo ipotizzare in circa 240 euro i costi complessivi aggiuntivi nel primo anno di passaggio da un impianto da 3 kW a uno da 6 kW.
COME FARE
La richiesta va fatta direttamente al proprio fornitore di energia elettrica (da sito web, app, call center, negozio fisico…) portando una bolletta recente. Verrà richiesto il codice POD (identifica il contatore), il codice fiscale dell’intestatario del contratto e la potenza desiderata.
Una volta inoltrata la richiesta, il fornitore la gira al distributore di zona. L’aumento avviene da remoto in pochi giorni lavorativi, solitamente non è necessario l’intervento di un tecnico.
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