Che i costruttori cinesi siano intenzionati a mettere radici in Europa è ormai certo, ciò che potrebbe stupire è che siano proprio i rivali europei a offrir loro terreno fertile. Pare che, per rimediare a finanze traballanti, Stellantis stia valutando l’ipotesi di cedere alcuni dei propri stabilimenti europei ad aziende in arrivo dall’Asia. Così per lo meno rivelano indiscrezioni riportate da Bloomberg.
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Stellantis in trattativa con i rivali asiatici
Stellantis “intrattiene discussioni con una serie di operatori del settore in tutto il mondo su vari argomenti, nell’ambito della sua normale attività”: questo lo stringato, alquanto criptico, commento rilasciato dai portavoce Stellantis. Ma tali discussioni, dicono fonti informate, potrebbero riguardare l’affitto degli spazi o una più definitiva cessione totale degli stabilimenti europei. La controparte, data per scontata da Bloomberg, sarebbero alcuni costruttori cinesi che, dopo aver invaso il mercato con i propri modelli, puntano a una produzione continentale anche per aggirare i dazi dell’Ue.
Tra i nomi più papabili c’è quello di Dongfeng Motor, di cui alcuni rappresentanti, all’inizio di aprile, avrebbero fatto visita agli impianti Stellantis in Francia, Spagna, Germania e Italia. Si vocifera anche di Xiaomi e Xpeng. Nulla è ancora definitivo e, in ogni caso, più che di cessione, si parla di accordi di collaborazione, di scambio di tecnologie e spazi produttivi.
A rischio anche lo stabilimento di Cassino in Italia

Bloomberg fa sapere che le fabbriche interessate alla parziale cessione potrebbero essere quella di Rennes in Francia, quella di Madrid e quella di Cassino in Italia. Il polo laziale è d’altronde quello in maggior difficoltà tra gli stabilimenti italiani del colosso automotive. Nel 2025 la produzione è rimasta al di sotto delle 20.000 unità e le stime indicano un ulteriore calo per il 2026, fino a circa 13.000 vetture da produrre.
A Cassino è stata affidata la produzione della nuova piattaforma STLA Large, base delle future Alfa Romeo Stelvio e Giulia. Nonostante la produzione top di gamma, così come dichiarato dal segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, “la condizione di Cassino e dell’intero indotto ha ormai superato ogni limite di sostenibilità”.
L’occasione nel sito è scesa a circa 2.130 addetti, con1.400 lavoratori presenti ma solo per 5/6 giorni al mese e più di 600 in contratti di solidarietà. Stando così le cose, l’avvento di investimenti e produttività estera potrebbe offrirsi come una possibilità di rinascita per i lavoratori dell’automotive italiana.
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