Il mese di giugno è ormai da anni consacrato come “Pride Month”, ovvero il mese dell’orgoglio LGBTQ+, che riguarda le minoranze sessuali e di genere nel mondo.

Anche alcune case automobilistiche hanno deciso di appoggiare la questione, in modi diversi: chi investendo in iniziative a tema, o devolvendo fondi per attività e associazioni, e chi invece rendendo più inclusiva la propria struttura aziendale, con anche spot pubblicitari piuttosto divisivi e causa di non poche polemiche.
Al di là di questo, è chiaro che seppur a velocità diverse, i diritti LGBT sono riusciti a raggiungere e spesso sensibilizzare anche un mondo spesso considerato maschilista come quello dell’automobile, al punto che negli Stati Uniti, oggi a Detroit, è nato il “Motor City Pride”, una sfilata che richiama quella tradizionale che si svolge in molte città del mondo, e che vede le persone sfilare direttamente a bordo di coloratissime vetture, spesso con allestimenti creati ad hoc per l’evento.
PRIDE MONTH: LE CASE AUTOMOBILISTICHE CHE SOSTENGONO L’INCLUSIVITÀ
BMW E DAIMLER AL PRIDE DI BERLINO
Le due aziende automobilistiche premium tedesche più famose non sono nuove all’appoggio LGBTQ+, né nuova è la loro partecipazione al Pride di Berlino, come chiara dichiarazione di presa di posizione. Una scelta che viene criticata spesso da più parti, sia da chi le accusa di andare contro la famiglia tradizionale, sia da chi le accusa di strumentalizzare la causa per vendere di più.
La prima, probabilmente, potrebbe essere valida solo se le due aziende si limitassero a tingersi di arcobaleno sui social, ma il loro impegno – come quello di altre aziende che vedremo – è ben più concreto: sia Daimler che BMW lottano da anni contro le discriminazioni sul posto di lavoro, e cercano a loro modo di creare una struttura interna aziendale che sia il più inclusiva possibile.

Al Pride di Berlino, le due aziende non si sono limitate a partecipare al Pride come visitatori, ma i loro rappresentati hanno sfilato nel corteo con carri propri, loghi e slogan, insieme a glitter, musica e costumi appariscenti. Inoltre, insieme a quasi 3000 aziende in Germania, BMW e Daimler hanno sottoscritto la “Charta der Vielfalt” (Carta della Diversità), un’iniziativa patrocinata dal governo federale che punta a riconoscere, valorizzare e includere la diversità nel mondo del lavoro.
L’impegno dei due colossi automobilistici nasce anche per combattere uno scenario che in Germania non è molto rassicurante: i dati dello Studio “Out in Office” condotto nel 2017 dall’Organo federale tedesco per la lotta alla discriminazione, vedono certo un miglioramento rispetto al 2007 per quanto riguarda l’accettazione dell’identità sessuale nei luoghi di lavoro tedeschi, ma ancora circa il 30% dei dipendenti omosessuali in Germania tace la sua identità, un dato che sale al 55,5% per i bisessuali e al 69% per quelli transgender.

In più, il 76,3% dei lavoratori omosessuali e bisessuali ha dichiarato di aver subito episodi di discriminazione sul posto di lavoro, e il 41,4% dei lavoratori transgender di essere stato vittima di forme di discriminazione transfobica, con alcuni casi che hanno avuto ripercussioni dirette quali trasferimento o licenziamento.
La stessa BMW ha potuto vedere da sola le conseguenze di sposare la causa LGBTQ+: lo scorso anno, in occasione del Pride Month, i suoi social si sono tinti di arcobaleno, causando l’ira di molti follower: se 90.000 erano reazioni positive, 88.000 erano reazioni arrabbiate, e molti commenti erano pieni di insulti, di gif di “famiglie tradizionali” che si proteggono da una pioggia arcobaleno con un ombrello, e di minacce di vendere o non comprare nuovi prodotti dell’azienda.
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