Come sta Tesla? E chi può dirlo. Dopo essere stata l’insuperabile e intoccabile rivelazione dell’automotive moderna ha vissuto periodi di difficoltà, messa a dura prova dalla testa calda che ne è capo e dalla spietata concorrenza cinese. Ma, ribadiamo, chi può dirlo. Tesla sembra piegata e invece si è rialzata più forte di prima… o quasi. Perché se le consegna sono in ascesa, i titoli crollano a picco.
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Il trimestre che supera ogni aspettativa
Gli analisti prevedevano poco più di 400mila unità, Tesla ha superato ogni aspettativa. Nel trimestre tra aprile e giugno 2026 la casa californiana ha consegnato 480.126 veicoli, con una crescita del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del +34% sui primi 3 mesi del 2026, quando le consegne erano state 358.023.
La quasi totalità delle vendite riguarda le Model 3 e Model Y che, nel totale, raggiungono i 467.762 esemplari. Le restanti consegne si dividono tra Cybertruck e Tesla Semi. La spinta arriva soprattutto dall’Europa, dove il caro carburante e gli incentivi dedicati alle auto elettriche hanno risollevato la domanda di EV. Ottimi risultati anche in termini di produzione, con 451.000 vetture assemblate nel trimestre.
La giornata nera di Wall Street
Il 2 luglio 2026, le azioni Tesla sono crollate del 7,5%: si tratta della peggiore perdita giornaliera da un anno a questa parte. E ciò nonostante il boom di consegna. Ma perché? Un po’ perché gli azionisti avevano già dato tutto nei giorni precedenti quando, diffusasi la notizia del record di consegne e del rilascio del nuovo software di guida autonoma, i titoli Tesla erano balzati di oltre l’8%.
Ma soprattutto perché la valutazione di Tesla, ad oggi pari a circa 1.600 miliardi di dollari, dipende più dalle tecnologie di robotaxi e guida autonoma che dalla vendita di vetture. Pesa l’indagine in corso su un incidente mortale avvenuto lo scorso 19 giugno proprio a causa dal software di assistenza alla guida di Tesla.
E si aspettano i risultati finanziari del secondo trimestre, in arrivo il 22 luglio. Perché la domanda che si fanno gli investitori è: le consegne sono avvenute mantenendo l’equilibrio sui prezzi o, per raggiungerle, si è ricorso a una preoccupante riduzione sui margini?
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