Come riportano gli ultimi dati Istat sulla produzione industriale italiana (luglio 2024) il livello di attività è in calo per il diciottesimo mese di fila. Le flessioni più ampie del mese si registrano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-18,3%) e nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-11,4%).
PRODUZIONE INDUSTRIALE PIÙ BASSA RISPETTO AL 2021
Dal grafico è evidente il “buco nero” del lockdown e la successiva ripresa, ma anche la costante decrescita nell’ultimo anno e mezzo.

A partire dalla pubblicazione dei dati di gennaio 2024, gli indici della produzione industriale sono diffusi nella nuova base di riferimento 2021=100. A luglio l’indice della produzione industriale italiana è stato pari a 94,5, ciò vuol dire che la produzione industriale è attualmente del 5,5 per cento più bassa rispetto al 2021, quando erano ancora in vigore alcune restrizioni legate alla pandemia.
I NUMERI DEL 2024
Il calo della produzione industriale è del 3.3% su base annua. La diffusione della contrazione tra i settori produttivi è stata tuttavia eterogenea. Ci sono eccezioni positive nel manifatturiero (chimica, alimentari ed elettronica), mentre il dato peggiore riguarda la produzione automotive, che cede su base annua il 35%.
Male i mezzi di trasporto, giù a doppia cifra per l’effetto-auto e male anche il tessile-abbigliamento, che patisce la crisi del lusso e cala del 18%.
Perché cala la produzione automotive
In Italia, la fase di discesa dell’indice della produzione industriale, comune anche ad altri Paesi europei (soprattutto Germania) non sembra ancora conclusa. In particolare, il settore delle auto sta attraversando un periodo difficile: un effetto diretto delle frenate produttive e le scelte di Stellantis, fra cassa integrazione e licenziamenti.
Gli ordini di auto nuove sono in calo in tutta l’Unione Europea. L’Italia risente della forte crisi tedesca, che mette in difficoltà tutto il mercato italiano della componentistica, tra i migliori d’Europa.
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In Italia l’obiettivo dichiarato dall’attuale Governo di aumentare la capacità produttiva oltre il milione di veicoli all’anno è lontanissimo: il 2023 ha visto i numeri raggiunti a metà (541mila auto, dati Anfia) e il 2024 sarà in ulteriore calo.
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L’Italia è “appesa” alle scelte industriali di Stellantis, che ha progressivamente delocalizzato e ridotto le auto prodotte negli stabilimenti italiani, e non ha attratto la produzione di altri OEM. La difesa dell’auto italiana sembra per ora molto ideologica (nomi, bandierine) e poco incisiva nella realtà.
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