Era un’audizione attesa, sollecitata dalla politica nazionale già nell’autunno del 2024. Quando, cioè, alla Commissione Attività produttive di Camera e Senato si presentava Carlos Tavares, allora a.d. Stellantis, per illustrare un generico piano di impegno del Gruppo in Italia. Prospettive poi giunte a indicazioni più chiare con il Piano Italia presentato da Jean Philippe Imparato il 17 dicembre. Allora vi fu la novità della produzione di due modelli di segmento B/C su architettura STLA Small a Pomigliano.
John Elkann è stato audito dai parlamentari in una lunga sessione durata due ore. Vi ha partecipato accompagnato da Jean Philippe Imparato, responsabile regione Europa di Stellantis, Antonella Bruno, responsabile delle attività commerciali in Italia, Santo Ficili, a.d. Alfa Romeo e Maserati, Monica Genovese, responsabile Acquisti parte Powertrain.
LA PRODUZIONE AUTO IN ITALIA C’È GRAZIE A STELLANTIS
Non sono emersi punti nuovi rispetto a quanto già noto dal 17 dicembre, quando Stellantis si impegnò a investire in Italia su produzione e acquisti dalla filiera. Semmai, l’occasione è stata colta dal presidente di Stellantis – che ha confermato entro il primo semestre di quest’anno la nomina dell’a.d. che succederà a Carlos Tavares, dimissionario lo scorso dicembre – per snocciolare cifre sull’impegno economico del Gruppo.
In numeri, ha quantificato in 9 euro a beneficio dall’economia italiana per ogni euro di valore creato dal Gruppo. Ha ribadito come la produzione industriale auto sarebbe sparita da tempo senza Stellantis. Ha ricordato le condizioni in cui versava la Fiat nel 2003 e i passaggi per trasformare quella realtà da 1,6 milioni di auto prodotte, per il 50% circa in Italia, al quarto gruppo automobilistico globale. Che ha chiuso un 2024 negativo, a 5,5 milioni di auto vendute. Ancora: in 20 anni, 2004-2024, sono stati prodotti 16,7 milioni di auto e veicoli commerciali in Italia, per un valore complessivo di circa 700 miliardi di euro. Nel medesimo periodo, le imposte pagate all’Erario sono state pari a 14 miliardi di euro. In ricerca e sviluppo tra Fiat, FCA e Stellantis sono stati investiti 53 miliardi di euro, di cui 1 sovvenzionato da contributi pubblici.
Il confronto tra la politica e il più importante player automobilistico con la produzione in Italia non ha prodotto novità clamorose.
EUROPA FACCIA CHIAREZZA SULL’AUTO

Oltre a illustrare nuovamente le tappe della produzione 2025 e 2026 tra Cassino, Mirafiori, Melfi e Pomigliano, sono stati gli scenari industriali e geopolitici futuri al centro del confronto. “Cina e Stati Uniti stanno definendo una politica industriale per l’auto con normative e risorse orientate a raggiungere i loro interessi nazionali. Noi auspichiamo che ciò possa accadere presto anche in Europa, perché nel nostro mestiere abbiamo bisogno di un quadro chiaro”, ha puntualizzato Elkann.
MODELLI, A NOVEMBRE IL VIA ALLA 500 IBRIDA
Il fronte industriale registra l’obiettivo di far partire la produzione della Fiat 500 ibrida a novembre a Mirafiori, dove i cambi elettrificati per i modelli mild e plug-in hybrid hanno una capacità produttiva potenziale di 600 mila unità. A Melfi si faranno 7 modelli su architettura STLA Medium, elettrici e ibridi. Quest’anno tocca alla nuova Jeep Compass e alla DS N°8, nel 2026 arriveranno la Lancia Gamma e DS N°7: complessivamente si conteranno 7 modelli a Melfi. Pomigliano continuerà ad assemblare la Panda mild hybrid e vedrà la nuova generazione in futuro. Cassino, invece, assemblerà le nuove generazioni di Alfa Romeo Stelvio, che verrà presentata a fine 2025, e nel 2026 la nuova Giulia. Un ricapitolare quanto già noto.
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Piuttosto è sui temi di scenario che le prospettive rimangono incerte. Perché andranno misurati gli effetti dei dazi, andrà misurato l’andamento delle vendite dal quale dipenderanno i volumi produttivi. Cruciale, inoltre, il tema dei costi. Quelli per realizzare i modelli in Italia e l’impatto del costo dell’energia.
QUANTO COSTA FARE AUTO IN ITALIA?
A parlare numeri alla mano è stato Jean Philippe Imparato, intervenendo durante l’audizione per fissare cifre e sfide: “Fare una macchina in Spagna mi costa 516 euro. Fare una macchina in Italia mi costa esattamente 1400 euro, compresi i costi dell’energia e del lavoro. Più o meno è l’ordine di grandezza, lo scarto tra noi in Italia rispetto agli altri. Quindi io direi che il punto chiave – che avete per altro evocato – è quello di un’azione sull’energia. Rispetto ai cinesi scontiamo tra il 30 e il 40% di differenza.
A livello dei veicoli commerciali, adesso possiamo combattere. Sto creando un gruppo di lavoro per lavorare sulla prossima generazione di Ducato, abbiamo chiamato questo progetto Smart Cost Killer. Cosa vuol dire? Vuol dire che devo produrre delle macchine che siano a livello di un Maxis per esempio, che è davanti a noi; vuol dire che dobbiamo tagliare qualcosa come 10.000 euro di costo per macchina. Questa è l’importanza delle cose che dobbiamo fare, ovviamente facendo una progettazione efficiente sui costi”.
IL FUTURO DELL’INDUSTRIA AUTO EUROPEA DECISO DALLA UE
John Elkann ha escluso la dicotomia tra un’Europa che deve scegliere tra investimenti sull’industria dell’auto e investimenti sull’industria bellica. “Riteniamo che non sia una scelta tra l’industria bellica o l’industria dell’auto. Questi due paesi (Cina e Stati Uniti; ndr) ci stanno dimostrando che si possano avere due industrie forti. Dunque, riteniamo che il futuro dell’auto sia quello che i paesi, l’Unione Europea decideranno in termini politica industriale. Dove considerano che sia importante mettere le risorse, mettere le energie”.
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COSTO DELL’ENERGIA UNA ZAVORRA PER LA PRODUZIONE
Elkann ha chiesto alla politica certezze. Normative anzitutto e interventi per ridurre i costi dell’energia, indicato come un fattore impattante sui costi complessivi della produzione. “I produttori automobilistici europei stanno affrontando uno svantaggio strutturale rispetto ai loro concorrenti cinesi, pari al 40% del costo manufatturiero complessivo. In particolare, i prezzi dell’energia dei paesi produttori di auto europei risultano cinque volte più alti di quelli cinesi.
Bisogna inoltre rammentare che, per quanto riguarda una Giga Factory, il consumo di energia necessario è 10 volte superiore a quello di uno stabilimento produttivo di autovetture. Per questa ragione, l’Europa dovrebbe far scendere i prezzi dell’energia a valori competitivi globali e di mantenerli a livelli costanti e prevedibili.
Per ridurre questi vari occorre agire sia sul mix di fonti energetiche, sui loro costi e sull’imposizione fiscale a livello nazionale sia sull’adozione di misure che favoriscano l’autogenerazione di energia rinnovabile a livello di impianto produttivo”, ha proseguito Elkann nel corso dell’audizione.
“Quello che oggi manca è un sentiero chiaro e definito delle misure energetiche necessarie a garantire la competitività del settore in Europa e il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità”.
IL DESIDERIO: CERTEZZE NORMATIVE
Richieste, poi, alla politica: “Quando si parla di quello che un’impresa come la nostra vorrebbe nel rapporto con chi ci governa e chi ci regola, vorremmo certezze. Certezze di potere operare. Il senatore Calenda ha ricordato gli obiettivi quest’anno di riuscire a vendere un 20% di macchine elettriche: è quello per cui ci siamo preparati. Jean-Philippe ha passato tutto il mese di dicembre e gennaio a preparare la nostra rete, i nostri impianti produttivi a quell’obiettivo per trovarci poi inizio marzo a dovere cambiare tutto”. Il riferimento è alle misure del Piano d’azione dell’Europa, che ha rinviato il target sulle emissioni di CO2 2025 al triennio 2025-2027.
“Dunque, questa è la richiesta che facciamo: chiediamo certezze perché così è più facile fare il nostro mestiere e potere fare prodotti che diano la possibilità ai nostri clienti di scegliere”.
PRODUZIONE E DOMANDA PROCEDONO A BRACCETTO
La produzione in Italia ci sarà, sì. Nel 2026 arriveranno 10 modelli, tra inediti e rinnovamenti generazionali. Basterà la varietà per generare i volumi? Dalla Fiat 500 ibrida può arrivare un contributo importante, a condizione che sia competitiva sui prezzi di listino.
Quanto alla produzione a Melfi, Compass può confermarsi un prodotto di grandi volumi, mentre la gamma DS resta un prodotto estremamente di nicchia per i volumi produttivi e di vendita. Grande incognita, poi, sull’accoglienza che verrà riservata alle nuove Stelvio e Giulia. Il capitolo Maserati, invece, sarà saldamente ancorato alla produzione di Modena nel breve termine, oltre che a Cassino per il suv Grecale. “In 20 anni siamo riusciti, su un mercato che è sceso del 30%, a ri-orientare quello che noi facciamo in Italia. Nel 2026 ci saranno 10 lanci di prodotti. Dunque, ha ragione il senatore Calenda nel dire che è molto difficile prevedere quanto produci perché non sai quanto vendi. Quello che noi sappiamo è il numero di prodotti che faremo.
Dunque, facendo più prodotti riteniamo che ci sarà la possibilità di vendere più automobili e di conseguenza produrre più automobili. Il 2025, come lo abbiamo detto, rimane un anno difficile”, un altro passaggio di John Elkann.
GIGAFACTORY NON ALL’ORDINE DEL GIORNO
L’audizione è servita più quale momento di confronto pubblico tra politica e presidenza del Gruppo che non ha rivelare fattori nuovi per gli addetti ai lavori. Intorno alla Gigafactory di Termoli, dire che ACC è “tiepida” sulla futura realizzazione è dire poco: “I nostri soci in ACC, soprattutto Total Energy, si sono espressi pubblicamente sul fatto che loro in questo momento di incertezza sul mercato preferiscano temporeggiare e dare priorità a quella che è l’unica fabbrica, l’unica Gigafactory: è in Francia dove il governo francese ha messo delle risorse estremamente importanti per poterla fare”.
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DAZI, TUTTI IN ATTESA
Il tema dazi è attualissimo e attende le decisioni che verranno prese a inizio aprile dall’amministrazione Trump, i cui effetti avranno ricadute sulla produzione e le vendite di modelli come le Alfa Romeo e le Maserati: “Noi ci noi ci stiamo preparando a un mondo in cui le regole stanno cambiando e, indubbiamente, quello che deciderà l’amministrazione Trump sui dazi avrà un impatto su quello che noi produciamo in Europa, produciamo in Italia e vendiamo negli Stati Uniti”, ha commentato il presidente del Gruppo Stellantis.
IL FUTURO? PRODUZIONE LEGATA ALLA CRESCITA DEL MERCATO
Un punto cruciale del futuro della produzione italiana ed europea, tuttavia, resta legato alla domanda del mercato, di modelli ibridi ed elettrici: “Il mercato mondiale degli autoveicoli conta circa 80 milioni di unità vendute nel 2024. La Cina occupa il primo posto con 30 milioni seguita dagli Stati Uniti a 16 milioni e dall’Unione Europea a 15 milioni. Rispetto a 20 anni fa, le vendite in Cina sono esplose, aumentate di quattro volte, il 400%. Negli Stati Uniti sono leggermente diminuite del 5%. In Europa sono calate del 12% e in Italia del 30%. Se oggi in Europa e in Italia si producono meno autovetture è una conseguenza della contrazione del mercato in questi ultimi 20 anni.
Analogamente, l’aumento della produzione in Europa e in Italia, nel prossimo ventennio, dipenderà dalla crescita del mercato che sarà sempre più elettrico”, il quadro prospettato da Elkann alle forze parlamentari in Commissione.
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