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7 giorni con Toyota C-HR: convince anche in versione plug-in?

Un’intera settimana a bordo del suv regina delle ibride, oggi ancora più ibrida: il racconto di 7 giorni con la Toyota C-HR Plug-In Hybrid.

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Non è una novità, ma è tutta nuova. La C-HR è il suv Toyota per eccellenza, arrivato sul mercato nel 2017 per aprire il brand giapponese a un pubblico diverso, che avesse sì a cuore l’efficienza, ma senza rinunciare a stile e prestazioni. Con quasi un milione di unità vendute in tutta Europa, quest’anno la C-HR si rinnova, nel design e sotto il cofano. La regina delle ibride si è fatta anche Plug-In Hybrid e proprio in questa nuova motorizzazione l’abbiamo provata, in un’intensa settimana trascorsa tra le assolate strade di Milano e qualche sterrato nella campagna lombarda.

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Lunedì: un’auto che si fa notare

Il primo giorno è trascorso all’insegna dei complimenti dei vicini di posto auto, affascinati dallo stile aggressivo e possente della C-HR. È un’auto che si fa notare, una – per citare i suoi stessi designer – concept car per la strada. Le linee dinamiche diamond-cut rendono più moderna e dinamica la tradizionale silhouette da coupé.

L’attenzione ai dettagli è altissima: dalle maniglie a filo (prima volta per Toyota) al portellone posteriore che si integra nei gruppi ottici senza cornice. Nel frontale resta la forma hammerhead, ma reinterpretata per integrare i fari full LED e gli indicatori di direzione in una sorprendente forma a freccia. Inedito anche il nome del modello che, per la prima volta, è integrato direttamente nel gruppo ottico posteriore. Il tutto enfatizzato da una vivace colorazione bi-tone, con tetto nero e dettagli a contrasto.

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