La Lotus Emeya rappresenta il secondo modello “turistico”, meno di nicchia della storica casa britannica, e arriva un anno dopo il SUV elettrico Eletre (qui la nostra prova). Come la sorella a ruote alte, punta soprattutto sul lusso, ma in questo caso le prestazioni non sono così in secondo piano.
Disponibile in tre versioni, Emeya, Emeya S e Emeya R, abbiamo guidato la seconda che dispone già di 612 CV, la più adatta anche a un uso business rispetto alla R e i suoi 905 CV.
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I NOSTRI 7 GIORNI CON LA LOTUS EMEYA S
Lunedì – che meraviglia
Inutile negarlo, questa Emeya è proprio bella. Ammetto che mi sono divertito a guardare all’interno delle altre auto nel senso opposto di marcia, perché tutti, nessuno escluso, la guardavano. E poi sfanalate, clacson, “wow”, e altri complimenti. Insomma, è un’auto che attira l’attenzione e fa bene.

L’estetica ripende quella di Eletre, ma con novità sue. Per esempio i fari anteriori sono tripli, con doppie diurne a LED e gruppi ottici principali integrati nel paraurti. Dietro, la parte più bella, con lo spoiler attivo, l’estrattore, e la linea LED con il resto dei gruppi ottici “invisibili” in un fascione in nero lucido, che integra anche il secondo dei due Lidar (l’altro è sul tetto, ben integrato).
Nel nostro caso, poi, abbiamo cerchi da 22’’ dedicati con pinze dei freni a 6 pistoncini – anche se io punterei sui carboceramici, molto più efficaci; e il pacchetto Carbonio esteso, con fibra di carbonio sul diffusore anteriore, sugli “specchietti-telecamere”, e anche su alcune parti degli interni.

Anche in questo caso, comunque, dimentichiamoci il concetto di “semplifica e alleggerisci” tipica di Lotus: la Emeya è lunga 5,1 metri, pesa 2,5 tonnellate dovute alla batteria da 102 kWh ma anche a tutta l’elettronica presente nella vettura. Bello però che ha sempre trazione integrale e sospensioni pneumatiche con ammortizzatori adattivi su quattro livelli, e in versione R aggiunge anche le barre antirollio attive e la sterzata integrale.
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